10 domande per valutare il livello di rischio. Rispondi con sincerità: dopo ogni risposta riceverai un consiglio utile.
Un articolo pensato per i genitori che vogliono salvaguardare i loro figli prima che sia troppo tardi.
Sei un genitore preoccupato per i tuoi figli? Hai notato dei cambiamenti in loro? Parti facendo il quiz qui sopra e vedi quali sono i prossimi passi.
I punti chiave:
Adolescenti 15-19 anni
53%
ha giocato d'azzardo nell'ultimo anno
Minorenni giocatori problematici
90.000
ragazzi 14-17 anni (ISS 2024)
Online gambling minori 2018→2024
×2
dal 20% al 40%, nonostante i divieti
Raccolta gioco d'azzardo
€160 mld
record storico 2024 in Italia
Tuo figlio ha 15 anni, uno smartphone sempre in mano e qualche euro da spendere sempre in tasca. Non penseresti mai che possa sembrare un profilo a rischio. Eppure, secondo i dati più recenti, oltre il 37% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. In Italia, proprio sotto i nostri occhi.
E c’è da dire che l’Italia non è nella media: siamo infatti il paese europeo con la percentuale più alta. La media europea si ferma intorno al 22% ma da noi si supera il 44%, quasi il doppio. Un primato di cui nessuno va fiero.
Questo articolo non è un’accusa contro i ragazzi, né contro di te come genitore. È un aggiornamento su un mondo che cambia veloce e su cosa puoi fare, concretamente, se hai il sospetto che qualcosa non vada nel comportamento di tuo figlio.
Situazione estremamente critica per l’Italia nell’ambito della ludopatia minorile, al primo posto in Europa per diffusione del gioco d’azzardo tra gli adolescenti. Secondo i dati ESPAD 2024, il 44,8% degli studenti italiani di 15-16 anni ha dichiarato di aver giocato d’azzardo negli ultimi dodici mesi, una percentuale che è quasi il doppio rispetto alla media europea (22,5%) e significativamente superiore alla media globale under-18 (18%). Questo primato negativo non è solo europeo ma mondiale, superato unicamente da Israele, e rivela un trend in preoccupante crescita per l’Italia a fronte di una situazione europea che appare invece stabile. Il divario così marcato tra i dati nazionali e quelli internazionali suggerisce un’emergenza sociale che richiede interventi urgenti di prevenzione e sensibilizzazione rivolti specificamente alle fasce più giovani della popolazione.
Quando si parla di gioco d’azzardo tra i minori, molti pensano ancora al classico schema: il ragazzo che si infila in una sala slot o gioca a carte per soldi. Quella realtà esiste ancora, ma oggi è quasi secondaria.
Il vero terreno di gioco attuale è quello online. E il confine tra videogioco e azzardo è diventato sottilissimo.
Pensa alle loot box: paghi (con soldi veri) per aprire un pacco a sorpresa dentro un videogioco. Non sai cosa troverai. Potresti ottenere qualcosa di raro e prezioso, oppure nulla di utile. Funziona esattamente come una slot machine, con la stessa scarica di dopamina e la stessa voglia di “ritentare ancora una volta”. Solo che è nascosta dentro FIFA, Fortnite o Call of Duty.
Poi ci sono gli streamer e gli influencer. Ragazzi popolari su Twitch o YouTube che giocano a poker online, aprono loot box in diretta, mostrano vincite clamorose. Raramente mostrano le perdite. Il messaggio implicito è che si può guadagnare facilmente, che è normale, che è divertente.
E poi ci sono i gruppi Telegram: quelli che promettono “la combinazione segreta per vincere alle slot” o i pronostici infallibili sulle partite. Funzionano come truffe, ma i ragazzi non sempre lo capiscono.
Tutto questo non è separato dalla ludopatia: ne è la porta d’ingresso.
La domanda che molti genitori si pongono è: “Ma come? Ci sono i controlli, servono documenti, servono carte di credito…”
I controlli esistono, ma i ragazzi trovano i modi per aggirarli, e spesso non ci vogliono grandi competenze:
Il punto da non sottovalutare qui è che se tuo figlio è motivato, le barriere tecniche non sono un ostacolo reale. La vera protezione sei soltanto tu come genitore, non il sistema.
Fortunatamente, non tutti i ragazzi che giocano diventano dipendenti. Ma alcuni sono molto più vulnerabili di altri. Capirne il motivo che li spinge a giocare aiuta decisamente a valutare la situazione a casa tua.
Fattore di rischio | Cosa significa | Come incide | % di rischio |
Fattore famiglia | Uno o entrambi i genitori giocano (dal gratta e vinci alle scommesse online) | Raddoppia il rischio. Il gioco viene normalizzato come comportamento adulto | + 100% |
Fattore economico | Reddito familiare basso o vicino alla soglia di povertà | Il ragazzo vede nell’azzardo una via d’uscita, non un passatempo | + 200% |
Fattore educativo | Scarsa educazione finanziaria, difficoltà a capire il valore del denaro | Il ragazzo non riesce a calcolare le perdite reali. Ogni vincita sembra un guadagno | + 300% |
Un ragazzo che rientra in tutte e tre le categorie ha una probabilità circa 8 volte superiore di sviluppare una dipendenza rispetto a un coetaneo che gioca per noia o sfida con gli amici.
Per approfondire i dati sul gioco d’azzardo in Italia, puoi consultare le statistiche aggiornate su Giocoresponsabile.info.
La dipendenza infatti non arriva dall’oggi al domani e spesso i genitori notano qualcosa ma non riescono a collegarlo al gioco. Per questo ci tengo a sottolineare quali sono i segnali più comuni da non sottovalutare:
Nessuno di questi segnali, da solo, è una diagnosi. Ma se ne riconosci due o tre insieme, vale la pena aprire una conversazione con tuo figlio.
Uno degli aspetti più difficili da accettare è questo: i ragazzi con una dipendenza quasi mai la ammettono spontaneamente. Non perché non si fidino di te, ma perché provano una vergogna profonda verso se stessi prima ancora che verso di te.
Molti genitori aspettano un segnale, una confessione, un momento in cui il figlio “viene a dire tutto”. Nella maggior parte dei casi questo non succede, puoi starne certo. L’iniziativa deve partire dall’adulto, sempre. Non come interrogatorio, ma come apertura e sicuramente prima lo fai, meglio è.
C’è un altro problema che spesso emerge solo quando è già tardi: i soldi già persi. Un ragazzo con una dipendenza quasi sempre ha già un debito che può essere con amici, con sconosciuti online, a volte con persone che non è prudente non pagare.
I genitori scoprono cifre importanti solo quando la situazione è fuori controllo. Per questo il mio consiglio è quello di fare ogni tanto una verifica silenziosa: controlla gli estratti conto delle carte prepagate intestate a tuo figlio, le spese in-app collegate al tuo account, i movimenti su eventuali wallet digitali. Non è una violazione della privacy: è semplicemente prevenzione verso tuo figlio minorenne.
Il primo istinto di un genitore, quando scopre qualcosa, è lo scontro frontale. Comprensibile, ma è un’opzione che raramente funziona.
Un approccio che funziona meglio si chiama “curiosità non giudicante”: invece di entrare con “ti ho scoperto”, inizia con qualcosa di più laterale. “Ho letto una cosa sui videogiochi e le loot box, che mi ha colpito. Tu hai mai notato queste dinamiche nei giochi che usi?”
Potrebbe risultare da tuo figlio come una trappola lo so, ma in realtà è un semplice invito a parlare.
Se il problema sembra più concreto, prova invece con l’empatia diretta: “Ho notato che ultimamente sei nervoso quando non hai il telefono. Mi preoccupa vederti così. C’è qualcosa che senti fuori controllo?”
L’obiettivo non è farlo confessare. È fargli capire che puoi aiutarlo a uscire da un labirinto non che lo stai punendo per esserci entrato.
Sul versante tecnico, il parental control non deve essere un segreto, ma un accordo condiviso. Filtri DNS a livello di router (come NextDNS), notifiche in tempo reale sulle spese delle carte prepagate e l’analisi del tempo schermo (Screen Time su iOS, Google Family Link su Android) sono strumenti utili non per spiare, ma per avere dati concreti su cui parlare insieme.
Il tema della dipendenza da schermo è strettamente collegato: se ti interessa capire quanto il tempo davanti agli schermi influenza i ragazzi, leggi anche questo approfondimento su Giocoresponsabile.info.
Quando la dipendenza è conclamata, il “fai da te” familiare non basta. E non deve bastare: non è un fallimento chiedere aiuto, è anzi l’unica mossa sensata.
Il gioco d’azzardo tra i minori non è un problema di qualche famiglia sfortunata. È una trappola architettata bene, in un ambiente digitale che i ragazzi abitano ogni giorno. Non puoi togliergli internet. Puoi però restare abbastanza vicino da accorgerti quando qualcosa non va e sapere cosa fare dopo.