
Il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo torna davanti ai giudici. Con l’ordinanza n. 14415/2026, pubblicata il 28 agosto, il TAR Lazio ha rinviato la decisione sulla sanzione da 50mila euro comminata dall’Agcom per la pubblicità di slot e VLT, fissando la prosecuzione del giudizio al 27 novembre 2026. La vicenda non è ancora conclusa, ma offre lo spunto per capire come funziona nella pratica la norma che dal 2018 ha messo al bando ogni forma di pubblicità dei giochi con vincite in denaro.
Una multa contestata dal 2022
La controversia nasce da una contestazione avviata nel settembre 2022 nei confronti di una società, per una presunta violazione dell’articolo 9 del decreto-legge n. 87 del 2018, convertito nella legge n. 96 del 2018: il cosiddetto Decreto Dignità. Il procedimento si era concluso con la delibera Agcom n. 20/23/CONS, con cui l’Autorità ha ordinato alla società il pagamento di una sanzione amministrativa di 50mila euro e l’ha diffidata dal continuare a violare la normativa. Il provvedimento riguarda attività relative a VLT e slot machine.
La società ha impugnato davanti al TAR sia la contestazione sia la successiva ordinanza-ingiunzione. Il giudizio, però, si è fermato su una questione esclusivamente processuale: l’Agcom non risulta costituita in giudizio e il Tribunale ha rilevato un vizio nella notifica telematica del ricorso, inviata presso la sede dell’Autorità invece che presso l’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria per legge. Il TAR ha parlato di nullità della notificazione e non di inesistenza: una distinzione che consente alla ricorrente di correggere l’errore e di tenere in vita il giudizio. Sul merito, cioè sulla natura della condotta contestata, il Tribunale non si è ancora pronunciato.
Che cosa vieta davvero il Decreto Dignità
L’articolo 9 del Decreto Dignità, come ricorda l’Agcom nella sua pagina istituzionale, vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo: manifestazioni sportive, trasmissioni televisive o radiofoniche, stampa quotidiana e periodica, affissioni, canali digitali e social media compresi. Il divieto è posto a carico del committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione e dell’organizzatore della manifestazione: a rispondere non è solo chi paga la campagna, ma anche chi la diffonde.
La ratio è chiara: il contrasto alla ludopatia e la tutela delle categorie più vulnerabili, dai giocatori patologici ai minori. Non è un tema astratto: secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa un milione e mezzo di italiani hanno un profilo di gioco problematico, a cui si aggiungono oltre un milione di giocatori a rischio moderato. I numeri aggiornati sul fenomeno sono raccolti nella pagina dedicata alle statistiche del gioco.
Per i trasgressori la legge prevede una sanzione pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, con un importo minimo di 50mila euro per ciascuna violazione: lo stesso minimo contestato nel caso di oggi. Il divieto di sponsorizzazione è entrato a regime il 1° gennaio 2019, mentre restano escluse le lotterie nazionali, le tombole locali di beneficenza e i loghi del gioco sicuro e responsabile dell’ADM.
Le tappe della vicenda
| Data | Che cosa succede |
|---|---|
| 12 luglio 2018 | Entra in vigore il decreto-legge n. 87/2018 (Decreto Dignità), con il divieto di pubblicità dei giochi all’articolo 9 |
| 9 agosto 2018 | Il decreto è convertito nella legge n. 96/2018 |
| 18 aprile 2019 | L’Agcom adotta le linee guida attuative del divieto (delibera n. 132/19/CONS) |
| 14-15 novembre 2019 | Agcom contesta gli annunci apparsi su Google per la ricerca “Casinò online” |
| 2020 | L’Agcom sanziona Google per violazione dell’articolo 9 |
| settembre 2022 | Avvio della contestazione alla società del caso di oggi, per pubblicità relative a slot e VLT |
| 2023 | Delibera Agcom n. 20/23/CONS: multa di 50mila euro e diffida |
| 2024 | Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4277/2024, conferma la sanzione a Google nel caso “Casinò online” |
| 28 agosto 2026 | Il TAR Lazio pubblica l’ordinanza n. 14415/2026 e rinvia il giudizio al 27 novembre 2026 |
I precedenti: Google e Meta davanti ai giudici
Il caso non è isolato. Nel 2020 l’Agcom ha sanzionato Google perché, digitando la parola “Casinò online” sul motore di ricerca, compariva un annuncio pubblicitario con il link a un sito che rimandava a piattaforme di gioco a pagamento. Dopo la sentenza del TAR Lazio n. 11036/2021, che aveva applicato a Google la deroga prevista per gli hosting provider passivi, il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4277/2024, ha accolto il ricorso dell’Agcom e confermato la sanzione, riducendone però l’importo: per i giudici Google non è un intermediario neutrale e proprio i suoi grandi numeri la obbligano a dotarsi di sistemi organizzativi adeguati per prevenire le violazioni del divieto.
Lo stesso principio è stato richiamato dal Consiglio di Stato nell’ordinanza n. 1947/2024, nella controversia tra Agcom e Meta. La vicenda delle slot e delle VLT segue un percorso analogo: l’esito dipenderà dal giudizio di merito, che ora si sposta al 27 novembre 2026. Per approfondire la notizia si può leggere l’articolo di Jamma.it sul rinvio del TAR Lazio.
Perché la pubblicità riguarda anche chi non gioca
La pubblicità del gioco d’azzardo non è una questione che riguarda solo operatori e autorità. La sua riduzione è uno degli strumenti di prevenzione riconosciuti a livello scientifico: meno stimoli pubblicitari significa meno pressione, soprattutto sui più giovani e su chi è già in una situazione di fragilità. Per questo le piattaforme digitali stanno introducendo requisiti di trasparenza negli annunci, come il numero di licenza, l’avviso sull’età e i riferimenti ai servizi di supporto.
Per chi si riconosce in una situazione di difficoltà, o per un familiare che vuole capire come intervenire, i segnali da non sottovalutare sono:
- pensare spesso al gioco e organizzare la vita attorno alla prossima giocata;
- aumentare le puntate per recuperare le perdite;
- mentire a familiari e amici su quanto si spende;
- trascurare lavoro, scuola o relazioni;
- continuare a giocare nonostante i danni economici.
Riconoscere questi segnali è il primo passo: il test sulla ludopatia può aiutare a fare il punto, mentre la pagina dedicata alla prevenzione del gioco d’azzardo raccoglie strumenti e consigli per agire in tempo.
Chi può aiutare
Uscire dal gioco d’azzardo è possibile e non si fa da soli. I SerD, i servizi per le dipendenze delle ASL, offrono percorsi di cura gratuiti, e il numero verde nazionale 800 558 822 è attivo per chiedere aiuto in modo anonimo. La pagina sui SerD e sui percorsi di cura spiega come funziona l’accesso ai servizi.
Giocare è un piacere solo finché resta un gioco. Se la partita smette di essere un divertimento, chiedere aiuto è la scelta più responsabile che si possa fare: il gioco responsabile inizia da una decisione informata, e l’informazione vale più di qualunque messaggio pubblicitario.