
Per contrastare la ludopatia, a volte basta una decisione amministrativa. Da settembre 2025 il Comune di Monza ha ridotto gli orari delle slot machine negli esercizi del territorio, imponendo lo spegnimento dei dispositivi in tre fasce orarie della giornata. Gli esercenti avevano impugnato il provvedimento davanti al tribunale amministrativo; la Sezione Quinta del TAR Lombardia ha respinto i ricorsi, definendo «adeguata e proporzionata» la scelta dell’amministrazione. Una sentenza che conferma un principio importante: le misure locali di prevenzione del gioco d’azzardo patologico possono e devono esistere, e i sindaci hanno gli strumenti per applicarle.
La notizia arriva in una fase in cui il confronto sul gioco d’azzardo si fa sempre più serrato: da un lato crescono i dati sulla spesa e sulla dipendenza, dall’altro aumentano le iniziative dei Comuni per limitare l’accessibilità al gioco. Il caso di Monza è diventato un riferimento proprio perché tocca il cuore della questione: quanto può spingersi un’amministrazione locale per tutelare la salute dei propri cittadini?
L’ordinanza di Monza: tre fasce orarie a luci spente
Il provvedimento, firmato dal sindaco Paolo Pilotto a settembre 2025, aveva imposto agli esercizi di spegnere le slot machine e le videolottery in tre momenti della giornata, quelli in cui i servizi di cura registrano il maggiore utilizzo da parte di chi soffre di dipendenza da gioco. Per il dettaglio delle regole e delle deroghe, il testo integrale è consultabile sul sito del Comune di Monza.
| Fascia oraria | Stato degli apparecchi |
|---|---|
| 7:30 – 9:30 | Spenti |
| 12:00 – 14:00 | Spenti |
| 19:00 – 21:00 | Spenti |
L’obiettivo dichiarato era interrompere le abitudini compulsive di gioco e ridurre l’accessibilità nei momenti in cui il rischio di ricaduta è più alto. Un approccio che non vieta il gioco, ma ne limita la disponibilità nei momenti critici: una forma di prevenzione ambientale che molti esperti considerano tra le più efficaci.
I dati del SerD: perché il Comune ha deciso
La scelta dell’amministrazione non è stata improvvisata. L’ordinanza si fondava sui dati del Servizio per le Dipendenze (SerD) dell’ASST di Monza, che fotografano un fenomeno in crescita. Nel 2024, in provincia di Monza e Brianza, sono state seguite 230 persone per disturbo da gioco d’azzardo, di cui 44 residenti nel capoluogo. Un numero in aumento rispetto agli anni precedenti: si era passati da 29 pazienti nel 2020 a 33 nel 2021, 26 nel 2022 e 28 nel 2023. Dietro queste cifre ci sono persone reali, famiglie in difficoltà, vite che si sono progressivamente complicate. Se vuoi approfondire i segnali per riconoscerla, leggi la nostra guida alla ludopatia.
Il TAR: «adeguata e proporzionata» la scelta del Comune
Dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza, alcuni esercenti avevano presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, sostenendo l’illegittimità della riduzione oraria. Nelle sentenze, la Sezione Quinta del TAR ha però definito «adeguato e proporzionato» l’atto del Comune, citando anche i più recenti studi che confermano come la ludopatia rappresenti una malattia grave da contrastare.
«Le istituzioni hanno il dovere di mettere in atto misure efficaci, da perseguire con azioni concrete e coordinate», hanno dichiarato il sindaco Pilotto e l’assessore alla Sicurezza e Legalità Ambrogio Moccia. «Queste sentenze confermano che la salute pubblica è una priorità anche etica». Una vittoria che non è solo di Monza: è una indicazione per tutti i Comuni italiani che vogliono intervenire sul fronte della prevenzione del gioco d’azzardo.
La prevenzione passa dai Comuni: il caso Bergamo
Il ragionamento di Monza non è isolato. Nella stessa regione, il dibattito è vivo anche a Bergamo, dove il sindaco di Seriate Gabriele Cortesi, vicepresidente del Collegio dei Sindaci, ha rilanciato l’idea di una «rete compatta e attiva» sul territorio: «Non basta intervenire quando il gioco d’azzardo è già diventato una dipendenza», ha spiegato, «la sfida decisiva si gioca prima, attraverso una rete capace di riconoscere i segnali di disagio». I numeri bergamaschi danno la misura del fenomeno: nel 2025 in provincia sono stati giocati 2 miliardi e 667 milioni di euro, con 415 milioni effettivamente persi tra quanto giocato e quanto restituito in vincite. Nello stesso anno, 453 persone sono state prese in carico dai servizi specialistici per un disturbo da gioco d’azzardo, contro le 470 del 2024.
Secondo Cortesi, la rete deve coinvolgere scuole, ATS, banche, commercianti e anche i gestori degli apparecchi: chi lavora in un bar o in una sala da gioco può trovarsi, prima di altri, davanti a comportamenti che indicano una situazione problematica. Un’idea che richiama direttamente la funzione dei SerD: scopri cosa sono e come funzionano i servizi pubblici per le dipendenze.
Il confronto sul territorio: i dati dei servizi pubblici
Mettendo a confronto le ultime rilevazioni disponibili, il quadro appare omogeneo: i servizi pubblici registrano ovunque una domanda di aiuto significativa, anche se i numeri rappresentano solo la parte emersa del disagio.
| Territorio | Riferimento | Persone prese in carico |
|---|---|---|
| Monza e Brianza (SerD ASST) | 2024 | 230 (44 nel capoluogo) |
| Bergamo (servizi specialistici) | 2025 | 453 |
| Savona (SerD Asl2) | ultimo bollettino | 133 |
A Savona, dove la provincia è tra le più fragili economicamente, il direttore del SerD dell’Asl2 Roberto Carrozzino ha parlato di numeri «spaventosi»: «In questo periodo c’è stato anche nel nostro territorio un aumento esponenziale delle persone con disturbi da gioco d’azzardo patologico, un fenomeno che segue quanto avviene a livello nazionale». A pesare, secondo gli operatori, è anche la pressione economica: il carovita spinge una fascia sempre più ampia di persone a cercare nel gioco una «svolta» che non arriverà mai.
Il gratta e vinci, la «sirena» più accessibile
Il rischio non viene solo dalle sale slot o dalle scommesse. Come spiega Carrozzino, le forme più insidiose sono quelle coloratissime e facilissime da acquistare: «La lotteria con il miraggio di vincere per vent’anni una cifra mensile che può arrivare a tremila euro, senza spiegare che il montepremi va diviso per tutti i vincitori: la cifra vinta sarà sempre di circa dieci volte più bassa». I tagliandi vanno da cinquanta centesimi a venti euro: una porta d’ingresso al gioco che riguarda molto da vicino la prevenzione, perché abbassa la soglia psicologica del «tanto vale provare».
Il gioco online, la sfida che resta
Accanto al gioco fisico, c’è poi il fronte digitale, esploso dopo la pandemia e i lockdown. «Il giocatore che non poteva più accedere alle sale slot ha cominciato a utilizzare il gioco online e da quel momento il gioco online è esploso», sottolinea Cortesi. Il gioco fisico è legato a luoghi e orari facilmente individuabili; quello online è più sfuggente, meno visibile, e quindi più difficile da intercettare con gli strumenti tradizionali. Anche per questo le ordinanze comunali come quella di Monza non bastano da sole: servono educazione, controlli e strumenti di autolimitazione.
Come riconoscere il problema e chiedere aiuto
Le sentenze e le ordinanze parlano il linguaggio delle regole, ma la prevenzione più efficace passa dalle persone. Alcuni campanelli d’allarme possono aiutare a capire se il gioco è diventato un problema:
- pensare spesso al gioco e programmare la prossima partita;
- aumentare le puntate per recuperare le perdite;
- mentire a familiari e amici su quanto si gioca;
- trascurare lavoro, studio o relazioni per dedicarsi al gioco;
- continuare a giocare nonostante le perdite e i debiti.
Se ti riconosci in questi segnali, o li riconosci in una persona cara, non sei solo: i servizi pubblici delle dipendenze (SerD) offrono percorsi gratuiti di sostegno e cura in tutte le province italiane. Puoi anche chiamare il numero verde nazionale 800 558 822, il servizio di supporto per il gioco d’azzardo patologico. E se vuoi capire meglio la tua situazione, puoi provare il nostro test sulla ludopatia.
La sentenza del TAR su Monza dimostra che la tutela della salute pubblica può vincere anche in tribunale. Ma la vera vittoria, per chi ha un problema con il gioco, comincia dalla scelta di chiedere aiuto. Gioca responsabile: se il gioco non è più un gioco, parlane con qualcuno. Il supporto è gratuito, anonimo e non ti giudica.