«Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura»: l’ADM chiede lo stop della campagna True Data della Serie A

La campagna True Data della Lega Serie A dice che senza dati ufficiali la scommessa è meno sicura. Per l’ADM è un messaggio fuorviante e una promozione indiretta del gioco: ecco perché e dove trovare aiuto.

Illustrazione editoriale: uno stadio di calcio con un maxischermo e il simbolo del divieto

Una campagna pubblicitaria della Lega Serie A è finita nel mirino dell’ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che in Italia vigila su scommesse e gioco pubblico. Al centro della polemica c’è il messaggio finale dello spot dedicato ai dati ufficiali delle partite: «Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura». Secondo l’Agenzia, una frase del genere rischia di far credere che le scommesse legali non siano affidabili e, allo stesso tempo, costituisce una promozione indiretta del gioco d’azzardo, che in Italia è vietata. Una vicenda che tocca un tema caro alla prevenzione della ludopatia: la linea sottile tra informazione e pubblicità delle scommesse.

Cos’è la campagna True Data e perché parla di scommesse

La campagna True Data è stata presentata dalla Lega Serie A il 28 agosto 2026 ed è andata in onda tra venerdì e lunedì, durante la seconda giornata di campionato, sui canali e sulle piattaforme che trasmettevano le partite, oltre che sui profili social della Lega e sugli schermi degli stadi, con l’hashtag #GIOCASICURO. Obiettivo dichiarato: sensibilizzare operatori di scommesse e pubblico sul valore del dato ufficiale e sui rischi legati all’uso di fonti non autorizzate nel settore delle scommesse sportive.

Nel video compaiono il radiocronista Francesco Repice e il content creator Ivan Colacino: il primo, distratto da un personaggio disturbatore, sbaglia minuto di gioco e cognome del calciatore Riccardo Orsolini. La tesi della Lega è che il dato ufficiale delle partite non sia una risorsa liberamente utilizzabile, ma un patrimonio della competizione, per cui servono apposite licenze. Un tema particolarmente sentito per le scommesse live, quelle giocate a partita iniziata, dove precisione e tempestività dell’informazione sono fondamentali. Dal 2025 a raccogliere e gestire questi dati per conto della Serie A è la società Genius Sports, che li gestirà fino al 2029 pagando alla Lega circa 30 milioni di euro all’anno, come ha ricostruito il Post.

La posizione dell’ADM: le scommesse legali sono sicure e certificate

Il 31 agosto l’ADM ha diffuso una nota in cui definisce la campagna «un messaggio errato, fuorviante e, potenzialmente, foriero di danni alle entrate erariali legate alla raccolta del gioco pubblico da parte dei concessionari di Stato». Secondo l’Agenzia, la campagna allude alla possibilità che le scommesse pubbliche non siano sicure perché non basate su dati attendibili e verificabili. Un’idea, sottolinea l’ADM, che rischia di spingere i giocatori verso piattaforme irregolari, alimentando la confusione tra gioco legale e illegale.

Nella stessa nota l’Agenzia ricorda che «tutte le scommesse offerte sul territorio nazionale dai concessionari, ai quali sono attribuite dallo Stato specifiche funzioni di gestione e controllo del gioco legale, sono assolutamente sicure e certificate, in quanto raccolte sotto la vigilanza dell’Agenzia, unico soggetto in Italia deputato al controllo e alla regolamentazione del gioco pubblico». Gli eventi sportivi su cui si scommette, aggiunge, sono certificati sulla base di dati pubblici ufficiali e delle più rigorose fonti di informazione.

La seconda contestazione riguarda il mezzo più che il messaggio. La campagna, scrive l’ADM, «paradossalmente, creando una immediata consequenzialità fra telecronaca della partita di calcio e scommessa, costituisce una indiretta promozione del gioco, vietata dalla legge, su cui vigila l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni» (Agcom). Per questo l’Agenzia ha annunciato che agirà nelle sedi opportune per richiedere l’interruzione della campagna.

Il dibattito politico: «Nel gioco pubblico le parole contano»

Sulla vicenda è intervenuto il 3 settembre anche Giulio Centemero, deputato della Lega, che ha difeso il sistema concessorio italiano senza però sconfessare l’Agenzia. «Associare una scommessa “meno sicura” alla fonte dei dati utilizzati rischia di generare confusione: la sicurezza è garantita dal sistema concessorio dello Stato e dalla vigilanza di ADM», ha detto, come riporta Jamma. E sul richiamo dell’Agenzia è stato netto: «È opportuno. Dobbiamo tutelare gli utenti e rafforzare la fiducia nel circuito legale, non indebolirla».

La polemica, insomma, non è tra chi vuole più o meno gioco: è una discussione su come si parla di scommesse e su chi può farlo. Per chi si occupa di prevenzione è un passaggio importante, perché il modo in cui il gioco d’azzardo viene raccontato (dalle pubblicità, dai media, dagli operatori) influenza la percezione del rischio di milioni di persone.

La vicenda in sintesi

Data Evento
28 agosto 2026 La Lega Serie A presenta la campagna True Data a tutela del dato ufficiale
29-31 agosto 2026 Lo spot va in onda durante la seconda giornata di Serie A con il claim «Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura»
31 agosto 2026 Nota dell’ADM: messaggio «errato e fuorviante», indiretta promozione del gioco; annunciato lo stop
1-2 settembre 2026 La vicenda finisce sui giornali nazionali e sui quotidiani del settore
3 settembre 2026 Il deputato Centemero definisce «opportuno» il richiamo dell’ADM

Perché riguarda anche chi non scommette

Questa vicenda arriva in un momento in cui il gioco d’azzardo in Italia non è mai stato così diffuso. Secondo la quarta edizione del Libro nero sull’azzardo, il rapporto di Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon presentato a maggio 2026, la raccolta complessiva nel 2025 ha superato i 165 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente e pari a circa il 7,3% del Pil. Dietro il giro d’affari ci sono le perdite reali dei cittadini, stimate in quasi 22 miliardi di euro: più o meno il valore di una manovra finanziaria. In media, ogni maggiorenne ha speso circa 3.284 euro in azzardo nel corso dell’anno.

  • Raccolta 2025: 165,34 miliardi di euro (+5% sul 2024), record storico
  • Perdite nette dei giocatori: 21,88 miliardi di euro
  • Raccolta pari al 7,3% del Pil nazionale
  • Spesa media per maggiorenne: 3.284 euro nel 2025
  • Italia: primo mercato dell’azzardo in Europa

Proprio per questo, la distinzione tra offerta legale e illegale è solo una parte della questione. Il fatto che una scommessa sia raccolta da un concessionario autorizzato garantisce tutele e controlli, ma non rende il gioco privo di rischi: la dipendenza da gioco d’azzardo può svilupparsi anche nei giochi legali, ed è per questo che la prevenzione resta lo strumento più importante. Se vuoi approfondire, nella nostra sezione dedicata alla prevenzione del gioco d’azzardo trovi indicazioni utili, e nelle statistiche del gioco aggiorniamo periodicamente i dati sul fenomeno in Italia.

Il contesto: un divieto aggirato in tanti modi

Dal decreto dignità del 2018, in Italia è vietata la pubblicità del gioco d’azzardo e delle scommesse. Negli anni, però, sono stati trovati molti modi per aggirare il divieto: siti presentati come semplici fonti di informazione, rubriche di statistiche, confronti tra quote mostrati poco prima delle partite. Come ha scritto Emanuele Atturo su Ultimo Uomo, negli ultimi anni c’è stato «un pirotecnico sforzo di pubblicizzare il gioco d’azzardo senza mai nominare il gioco d’azzardo». Il caso True Data è diverso: le scommesse vengono citate in modo esplicito, ma senza riferimento diretto a una società di scommesse. Ed è proprio questo, secondo l’ADM, a renderlo problematico.

La partita, quindi, è doppia. Da un lato c’è la tutela del sistema legale e dei suoi controlli, dall’altro c’è la protezione dei giocatori e delle persone più vulnerabili, che la pubblicità (anche quella indiretta) può esporre a un rischio maggiore. Quando lo sport, la televisione e il racconto della partita si intrecciano con le scommesse, il confine tra intrattenimento e azzardo diventa invisibile, soprattutto per i più giovani.

Cosa fare se il gioco è diventato un problema

Se tu o una persona cara sentite che il gioco sta occupando troppo spazio nella vita, sappiate che chiedere aiuto è il primo passo e che esistono servizi pubblici gratuiti: i SerD, i servizi delle ASL per le dipendenze, offrono percorsi di supporto e cura senza bisogno di un’impegnativa del medico di base. Si può iniziare anche con un test di autovalutazione per capire il proprio livello di rischio o leggendo le esperienze di chi ha affrontato la ludopatia. Per un primo contatto diretto è attivo il numero verde 800 558 822, gratuito e anonimo.

Il gioco d’azzardo non è un gioco: è una dipendenza che si può prevenire e curare. Parlarne, informarsi e rivolgersi ai servizi giusti è il modo più efficace per proteggere se stessi e chi ci sta accanto. Se la pubblicità delle scommesse continua a circondarci, la risposta più sana è la consapevolezza: conoscere i rischi, riconoscere i segnali e non avere paura di chiedere sostegno.