
C’è una cifra che fotografa meglio di altre il rapporto degli italiani con il gioco d’azzardo: la raccolta del gioco d’azzardo nel 2026 è partita a un ritmo mai registrato. Secondo l’ultimo Bollettino statistico dell’ADM, nel primo trimestre dell’anno sono stati giocati 45 miliardi e 440 milioni di euro, il 17 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Dietro il record, però, c’è una novità meno raccontata: il gioco si sta spostando in massa dal banco fisico allo smartphone, e questo spostamento si legge anche nei conti dello Stato, dove le entrate raccontano una storia diversa da quella della raccolta.
La raccolta del gioco d’azzardo nel 2026: i numeri del Bollettino ADM
Il Bollettino statistico pubblicato ogni trimestre dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non lascia spazio a interpretazioni: la crescita è trainata quasi interamente dal canale online. Nel primo trimestre del 2026 i giochi a distanza hanno superato i 23 miliardi di euro, mentre slot e videolotterie, il cuore storico della rete fisica, restano sotto gli 8 miliardi. Ecco la raccolta per canale, confrontata con il primo trimestre 2025.
| Canale | Q1 2026 | Q1 2025 |
|---|---|---|
| Gioco online (altri giochi) | 23,172 miliardi | 20,253 miliardi |
| Slot e VLT | 7,870 miliardi | 5,291 miliardi |
| Scommesse sportive | 8,372 miliardi | 7,351 miliardi |
| Giochi numerici e lotterie | 6,025 miliardi | 5,859 miliardi |
| Totale raccolta | 45,440 miliardi | 38,755 miliardi |
Il dato più impressionante, però, è la spesa, cioè la perdita secca dei giocatori: nel primo trimestre 2026 ha toccato 5 miliardi e 713 milioni di euro, contro i 4 miliardi e 484 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Una crescita che associazioni e movimenti no slot leggono come il segnale di un fenomeno alimentato soprattutto dai giocatori più fragili, quelli per i quali l’azzardo non è intrattenimento ma una trappola economica. I dettagli sull’andamento storico e sui profili di chi gioca sono raccolti nella nostra sezione dedicata alle statistiche del gioco.
Il record del 2026, del resto, non è un episodio isolato: il primo trimestre segna il quinto massimo storico consecutivo, da 30 miliardi e 607 milioni nel 2022 a 38 miliardi e 755 milioni nel 2025. Se il ritmo attuale dovesse continuare, la raccolta complessiva del 2026 supererebbe i 190 miliardi di euro, più dell’intera spesa sanitaria pubblica italiana, che vale circa 160 miliardi: un paragone che don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Cei, definisce “allucinante”.
Perché la raccolta cresce e le entrate dello Stato no
Se la raccolta vola, i soldi che arrivano nelle casse pubbliche non tengono il passo. Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze sull’andamento delle entrate tributarie accertate per competenza, nei primi sette mesi del 2026 il gettito complessivo del settore si è attestato a 4,3 miliardi di euro, in calo del 6,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il motivo sta nella composizione della raccolta:
- il prelievo dagli apparecchi AWP e VLT, la principale voce di gettito, vale 3.022 milioni di euro, con una riduzione del 6,4 per cento (circa 208 milioni in meno per il Tesoro);
- i proventi dalle attività di gioco e scommessa si fermano a 237 milioni di euro, in calo del 4 per cento;
- a luglio gli apparecchi hanno prodotto 550 milioni di euro (-2,5 per cento), mentre i proventi da attività di gioco e scommesse sono saliti del 17,9 per cento, a 33 milioni di euro.
In pratica lo Stato incassa meno dove la rete fisica è regolata, controllata e tassata di più, e sempre di più dove il gioco è meno visibile: l’online, tassato in modo più leggero, sposta gli equilibri del bilancio pubblico. È la conferma di una curva piatta dell’incasso erariale che dura da anni, come documentiamo nella nostra analisi periodica del mercato del gambling.
Quando il gioco passa allo smartphone, la prevenzione deve cambiare
La migrazione dal fisico all’online non è solo una questione di bilanci: cambia il modo in cui il gioco entra nella vita delle persone. Una slot in un bar ha orari, distanze dai luoghi sensibili, controlli del Comune e dell’ADM; un’app di gioco è accessibile 24 ore su 24, dentro casa, con la carta di credito a un tocco di distanza e senza alcun confine territoriale. Chi ha costruito la propria difesa intorno alla regolamentazione della rete fisica si trova oggi a inseguire un fenomeno che non ha più un luogo preciso.
Questo passaggio rende ancora più importante la prevenzione al gioco d’azzardo fondata sull’informazione e sulla consapevolezza, quella che aiuta a riconoscere i segnali prima che il gioco diventi una dipendenza. I campanelli d’allarme non cambiano: il pensiero fisso per la giocata, il tentativo di recuperare le perdite, il nascondere quanto si spende, il giocare per sfuggire ai problemi. Cambiano solo i luoghi dove questi segnali si manifestano, e questo rende più difficile accorgersene in tempo.
Le voci della società civile: “una società che si struttura per favorire l’azzardo”
A commentare i numeri del Bollettino sono state anche le organizzazioni impegnate da anni nella prevenzione. Don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Cei, ha parlato di “forme estreme di solitudine” e di una “società che si struttura per favorire l’azzardo”. Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale Antiusura Giovanni Paolo II, ha ricordato che “l’azzardo è sia una causa dell’impoverimento che un effetto dell’impoverimento”: chi vive in difficoltà cerca nella fortuna una soluzione e finisce per peggiorare la propria situazione. Ancora più netto don Armando Zappolini, portavoce della campagna Mettiamoci in gioco, secondo cui “lo Stato guadagna sui poveri e sui morti”.
Tre sguardi diversi, una preoccupazione comune: la crescita del gioco d’azzardo patologico non si ferma e colpisce soprattutto chi ha meno strumenti per difendersi. Anche perché il confine tra gioco legale e illegale è sempre più sottile, e la spinta verso l’online rende più facile confonderli.
Cosa fare se il gioco è diventato un problema
Riconoscere i segnali è il primo passo, ma non bisogna restare soli. Il SerD, il Servizio per le Dipendenze della propria ASL, offre percorsi di diagnosi e cura gratuiti per la ludopatia, con il supporto di medici e psicologi. È attivo inoltre il numero verde nazionale 800 558 822, che fornisce informazioni e orientamento verso i servizi territoriali. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza: è il primo gesto concreto per riprendere in mano la propria vita, e nessuno dovrebbe vergognarsi di farlo.
Il gioco d’azzardo è un’attività che può trasformarsi in dipendenza e rovinare equilibri familiari ed economici. Se tu o una persona cara state vivendo questa situazione, parlane con un professionista o contatta il numero verde 800 558 822: la prevenzione comincia da una conversazione.