Gioco d’azzardo e giovani: i nuovi dati presentati a Copenaghen

Alla conferenza EASG di Copenaghen gli esperti hanno presentato i dati più recenti su gioco d’azzardo e giovani: 1,9 milioni di Under 25 italiani hanno giocato negli ultimi tre mesi. Cosa dicono gli studi, perché videogiochi e social contano e come intervenire prima dei 18 anni.

Gioco d'azzardo e giovani: illustrazione di prevenzione

Quanto è diffuso il gioco d’azzardo e giovani? È la domanda al centro della European Conference on Gambling Studies and Policy Issues, la conferenza EASG che si è chiusa l’11 settembre a Copenaghen, dove ricercatori, regolatori e professionisti di tutta Europa hanno confrontato gli studi più aggiornati. Il quadro che ne esce riguarda da vicino anche l’Italia: secondo una ricerca presentata in quell’occasione, 1,9 milioni di giovani italiani tra i 18 e i 25 anni hanno giocato o scommesso denaro almeno una volta negli ultimi tre mesi.

I numeri arrivano da due studi indipendenti e convergenti. Da un lato il professor Jeffrey Derevensky della McGill University, uno dei massimi esperti internazionali di gioco d’azzardo giovanile, ha portato a Copenaghen i dati raccolti negli Stati Uniti e in altri Paesi; dall’altro la Fondazione Fair, insieme alla Research Unit in Economic Psychology dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha fotografato le abitudini dei giovani italiani con una ricerca presentata dal professor Edoardo Lozza. Entrambi gli studi indicano la stessa direzione: il primo contatto con l’azzardo avviene sempre più presto, spesso prima della maggiore età, e passa sempre più spesso da videogiochi, loot box e social network.

La maggioranza dei giovani ha già giocato prima dei 21 anni

Il dato più impressionante emerso a Copenaghen riguarda gli Stati Uniti, dove il gioco online è stato legalizzato in molti Stati solo negli ultimi anni: il 65 per cento dei giovani ha praticato almeno un’attività di gioco d’azzardo prima dei 21 anni, secondo i dati del National Council on Problem Gambling citati dal professor Derevensky. Una revisione sistematica di 85 studi (Riley et al., 2021) conferma che il fenomeno è diffuso ovunque venga misurato, con tassi di prevalenza nell’arco della vita compresi tra il 42 e il 90 per cento a seconda dei Paesi.

E la quota di ragazzi con un rapporto problematico con il gioco non è trascurabile: tra lo 0,2 e il 12,3 per cento dei giovani soddisfa i criteri per il gioco d’azzardo problematico, con valori che nella maggior parte degli studi si attestano tra il 3,6 e il 5,6 per cento, più elevati nella fascia 16-19 anni. La crescita è confermata dal confronto tra il 2020 e il 2024: quasi tutte le abitudini di gioco degli adolescenti sono aumentate, con un salto particolarmente marcato tra il 2020 e il 2022, in coincidenza con l’espansione delle scommesse sportive online.

Età Ha giocato d’azzardo nell’ultimo anno Spesa media annua
11 anni 32% 54 dollari
17 anni 49% 159 dollari

Tra gli 11 e i 17 anni la partecipazione sale di 17 punti percentuali e la spesa quasi triplica, come mostrano i dati presentati da Jeffrey Derevensky alla conferenza EASG 2026 di Copenaghen. Una progressione che segue l’autonomia economica e digitale dei ragazzi, ed è accompagnata da un circolo vizioso: chi subisce le perdite maggiori è anche chi guarda più contenuti legati al gioco d’azzardo.

Loot box, social e scommesse: il confine tra videogioco e azzardo si assottiglia

Il tema che più riguarda le famiglie italiane è il ponte tra videogiochi e scommesse. Tra i ragazzi che giocano d’azzardo, il 54 per cento ha già speso denaro reale in acquisti casuali dentro i videogiochi, le cosiddette loot box; il 60 per cento segue contenuti legati al gioco d’azzardo su YouTube e sui social network e il 45 per cento guarda contenuti di gioco d’azzardo online. La linea di demarcazione tra videogioco e scommessa, segnalano gli esperti, è diventata una porta d’ingresso misurabile.

Nel 2024 compaiono due dati nuovi negli studi statunitensi: il 14,8 per cento degli adolescenti ha scaricato un’app di scommesse sportive e il 13,1 per cento ha piazzato una scommessa tramite un adulto maggiorenne. Una cifra che racconta quanto i controlli sull’età possano essere aggirati con la complicità, consapevole o meno, di un genitore o di un fratello maggiore. Non solo: il 27 per cento dei ragazzi che giocano d’azzardo dichiara conseguenze negative, come stress e conflitti familiari, e il 34 per cento ammette di giocare insieme a membri della propria famiglia. Quando un adulto di riferimento gioca insieme al ragazzo, la percezione del rischio crolla molto più di quanto possa fare qualsiasi messaggio pubblicitario.

In Italia: 1,9 milioni di Under 25 e tutele poco conosciute

La ricerca promossa da Fondazione Fair con l’Università Cattolica, presentata a Copenaghen dal professor Edoardo Lozza, si è concentrata sui giovani italiani: il 41 per cento degli intervistati tra i 18 e i 25 anni ha giocato o scommesso denaro almeno una volta nei tre mesi precedenti, una quota che proiettata sulla popolazione corrisponde a circa 1,9 milioni di persone. Il campione, 1.342 giovani rappresentativi per genere e area geografica, mostra anche la diffusione dei canali: il 52 per cento dei giovani giocatori preferisce l’online, con Gratta e Vinci (43 per cento) e scommesse sportive (39 per cento) tra le forme più diffuse, mentre il canale fisico mantiene un ruolo significativo come occasione di socializzazione.

Due numeri dovrebbero interrogare le politiche di prevenzione. Il primo: il 22 per cento dei giovani giocatori ha iniziato prima dei 18 anni, spesso in presenza di amici o familiari, in un processo di normalizzazione del gioco dentro la quotidianità. Il secondo: solo il 18 per cento dei giovani conosce l’esistenza dei limiti di gioco previsti per gli Under 21 e Under 25, e appena il 51 per cento dichiara di avere familiarità con il concetto di gioco responsabile. Eppure quasi un giovane giocatore su due, il 49 per cento, si dice interessato a ricevere più informazioni sul tema. Rispetto ai coetanei che non giocano, chi gioca tende inoltre a sottostimare le conseguenze economiche, sanitarie e sociali dell’azzardo, con bias cognitivi che portano a sovrastimare le possibilità di vincita.

In Italia il quadro normativo è in parte diverso da quello statunitense: la pubblicità del gioco è vietata dal decreto Dignità, l’età minima è fissata a 18 anni e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) esercita controlli capillari sulla rete autorizzata. Eppure, come mostrano i dati della Fondazione Fair, le regole non bastano se i più giovani non le conoscono: gli strumenti di tutela, dai limiti di deposito all’autoesclusione, funzionano solo se chi ne ha bisogno sa che esistono e come usarli. I ricercatori riassumono così i fattori strutturali che alimentano il fenomeno:

  • pubblicità con testimonial celebri che normalizzano il gioco agli occhi dei più giovani;
  • scommesse gratuite (free bet) usate come esca per acquisire nuovi utenti;
  • le prop bet, scommesse su eventi specifici dentro una gara, che trasformano il gioco in un’attività quasi continua;
  • la convergenza tra gaming e gambling, con loot box e mystery box come porta d’ingresso;
  • la scarsità di politiche scolastiche dedicate al tema, nonostante alcune università stringano partnership con operatori del settore.

La prevenzione deve iniziare prima dei 18 anni

Gli esperti sono chiari su un punto: non basta chiedere ai giovani di giocare in modo responsabile. Se la responsabilità viene affidata esclusivamente al singolo giocatore, uno strumento di tutela rischia di trasformarsi in una semplice raccomandazione individuale. Per questo la ricerca suggerisce un cambio di prospettiva: operatori, istituzioni, famiglie e contesti educativi devono partecipare tutti alla prevenzione, che secondo gli studi deve iniziare prima della maggiore età. Alcune indicazioni pratiche per i genitori:

  • parlare apertamente di gioco d’azzardo prima dell’adolescenza, senza aspettare il primo episodio;
  • spiegare cosa sono le loot box e come funzionano le meccaniche di acquisto casuale nei videogiochi;
  • dare il buon esempio: se un adulto gioca insieme al ragazzo, il rischio percepito crolla;
  • conoscere e far conoscere gli strumenti di tutela, come i limiti di deposito e l’autoesclusione previsti per legge;
  • rivolgersi presto ai servizi specializzati se si notano segnali di disagio legati al gioco o al denaro.

Per i genitori che vogliono approfondire, sul nostro sito trovano spazio le indicazioni per la prevenzione del gioco d’azzardo tra gli adolescenti e le informazioni sui Servizi per le Dipendenze (SerD), i centri pubblici che offrono percorsi gratuiti di cura e supporto.

Dove chiedere aiuto

Se il gioco d’azzardo sta diventando un problema per te o per una persona cara, chiedere aiuto è il primo passo e non va fatto da soli. I SerD delle ASL offrono percorsi gratuiti di supporto e il numero verde nazionale 800 558 822 è attivo per parlare con operatori preparati. Si può iniziare anche con il nostro test di autovalutazione, uno strumento semplice per capire se il proprio rapporto con il gioco è a rischio.

Il gioco d’azzardo può creare dipendenza e può avere conseguenze gravi sulla salute, sulle relazioni e sulle finanze delle persone. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo e di prevenzione: conoscere i numeri serve a proteggere i più giovani, non a invogliare nessuno a giocare. I dati citati sono stati presentati alla conferenza EASG 2026 di Copenaghen e raccolti dalla stampa specializzata (Italian Gaming News).