Gioco online, l’Ue studia una tassa europea: cosa cambierebbe per chi gioca

L’Unione europea studia una tassa sul gioco online per finanziare il bilancio pluriennale: stime della Commissione, nodi ancora aperti e cosa cambierebbe per chi gioca e per la prevenzione della ludopatia.

Parlamento europeo a Bruxelles, tassa europea sul gioco online

L’Unione europea sta valutando una tassa europea sul gioco online per finanziare il prossimo bilancio pluriennale: l’ipotesi, avanzata dal Parlamento europeo tra le nuove “risorse proprie”, è tornata al centro del confronto tra i governi nelle ultime settimane, con la presidenza irlandese del Consiglio impegnata a cercare un compromesso. Per chi gioca — e per chi si occupa di prevenzione della ludopatia — non è una questione solo fiscale: da come sarà disegnata dipendono anche i margini di tutela dei consumatori e il rapporto tra mercato legale e illegale.

Nei giorni scorsi, agli Stati membri è stato chiesto di indicare quale possa essere un volume “realistico e accettabile” di nuove entrate europee. Secondo quanto riportato da Jamma, la Commissione europea ha stimato che un insieme di prelievi su gioco online, servizi digitali e criptovalute potrebbe generare complessivamente fino a 11 miliardi di euro l’anno: una cifra che riguarda le tre fonti insieme e che quindi non va attribuita alla sola eventuale tassa sul gioco.

Un dossier ancora tutto da definire

Al momento non esiste un’imposta europea già definita. Restano da stabilire elementi fondamentali come la base imponibile, l’aliquota, le modalità di riscossione e soprattutto il rapporto tra un eventuale prelievo dell’Ue e le imposte già applicate dagli Stati membri, a partire dal prelievo erariale unico italiano. La maggior parte dei governi si sarebbe mostrata contraria o dubbiosa sulla possibilità di rendere operative le proposte entro il 2028.

Elemento del dossier Stato attuale
Base imponibile Da definire (raccolta, spesa, margine operatore?)
Aliquota Non definita
Riscossione Modalità da stabilire
Rapporto con le imposte nazionali Questione aperta (es. prelievo erariale unico in Italia)
Stima di gettito complessivo (gioco online + digitale + crypto) Fino a 11 miliardi di euro l’anno (Commissione Ue)
Obiettivo negoziale Intesa preliminare entro ottobre 2026, accordo entro fine anno

Perché la tassa europea riguarda anche chi gioca

Il dibattito sulla tassa si intreccia con un altro fronte, quello della regolamentazione. Gli eurodeputati Bruno Gonçalves e Laura Ballarín Cereza (gruppo S&D) hanno presentato alla Commissione europea un’interrogazione in cui sottolineano che, nonostante la natura transfrontaliera del gioco online, il settore resta regolamentato principalmente a livello nazionale. Una frammentazione che, spiegano, “non affronta gli effetti di ricaduta, dato che le aziende possono insediarsi in giurisdizioni con normative meno restrittive, fornendo al contempo servizi in tutta l’Ue”.

Secondo i due europarlamentari, questa situazione causa una disparità di trattamento e può compromettere sia la tutela dei consumatori sia la normativa fiscale. In più, la mancanza di regole comuni consente un marketing aggressivo di questi servizi, con rischi particolari per i giovani. Tra le domande poste alla Commissione: come rafforzare la tutela dei consumatori limitando la pubblicità aggressiva e prevenendo la dipendenza dal gioco d’azzardo e l’accumulo di debiti, e come migliorare la tassazione degli operatori digitali transfrontalieri perché paghino una quota equa di imposte nei Paesi in cui si trovano i loro clienti.

Per chi gioca, il punto è concreto: un’armonizzazione fiscale e regolatoria europea può rendere il mercato più trasparente, ma se il prelievo non fosse accompagnato da tutele adeguate rischia di pesare proprio sui giocatori più vulnerabili. I dati sul gioco d’azzardo in Italia — dove la raccolta complessiva continua a crescere mentre il gettito per lo Stato è sceso del 6,2% nei primi sette mesi del 2026, fermandosi a circa 4,3 miliardi di euro — mostrano quanto il tema sia delicato: più i costi aumentano, più aumenta il rischio che una parte della domanda migri verso l’offerta non autorizzata, quella che nessuna imposta può intercettare.

Il secondo fronte: l’antiriciclaggio Ue dal 2027

Parallelamente al dossier fiscale, dal 10 luglio 2027 diventerà pienamente applicabile in tutti i 27 Stati membri il Regolamento (Ue) 2024/1624, noto come AMLR, che introduce per la prima volta una definizione uniforme di “servizi di gioco” nel diritto europeo: qualsiasi servizio che implica la puntata di una quota con valore monetario in giochi di sorte, comprese le varianti con elementi di abilità, erogati fisicamente o a distanza. Gli operatori dovranno applicare la due diligence sui clienti quando una puntata o una vincita raggiunge o supera i 2.000 euro, in una singola transazione o in transazioni collegate. Come ricostruito da Gioconews, il nuovo quadro non è di armonizzazione massima: gli Stati potranno mantenere requisiti aggiuntivi su base risk-based, e l’8 luglio 2026 l’AMLA ha pubblicato gli standard tecnici che introducono una scala comune a quattro livelli per classificare la gravità delle violazioni antiriciclaggio, applicabile anche agli operatori del gioco.

Cosa guardare nei prossimi mesi

  • Ottobre 2026: il Consiglio europeo punta a un’intesa preliminare sul bilancio pluriennale 2028-2034, da circa 2.000 miliardi di euro, e su un pacchetto di nuove risorse proprie.
  • Unanimità richiesta: qualsiasi accordo avrà bisogno del sostegno di tutti i 27 Stati membri e del consenso del Parlamento europeo; i governi più rigoristi restano diffidenti.
  • Entro fine 2026: l’obiettivo dichiarato dei leader è chiudere l’accordo sul bilancio entro l’anno, prima delle elezioni previste in diversi Paesi nel 2027.
  • 10 luglio 2027: piena applicazione del regolamento antiriciclaggio AMLR per gli operatori del gioco, Italia inclusa.

Per chi segue il tema della prevenzione, il consiglio è di non ridurre la partita a una questione di numeri. La tassa europea sul gioco online, se arriverà, dovrà essere giudicata anche su un criterio semplice: quanto protegge chi è più esposto al rischio di dipendenza? Ogni aumento dei costi del gioco legale senza un rafforzamento dei servizi di aiuto — dai SerD alle campagne di prevenzione — rischia di lasciare indietro proprio le persone che avrebbero più bisogno di supporto. Approfondisci i dati sul gioco d’azzardo in Italia, le analisi del mercato del gambling e le strategie di prevenzione del gioco d’azzardo per capire come evolve il fenomeno.

Se il gioco sta diventando un problema, non sei solo. Il gioco d’azzardo patologico è una dipendenza riconosciuta e si può curare. I servizi pubblici per le dipendenze (SerD) offrono percorsi di supporto gratuiti in tutte le Regioni, e il numero verde nazionale 800 558 822 è attivo per parlare con operatori formati in modo anonimo e senza giudizio. Se vuoi capire meglio la tua situazione, puoi iniziare dal nostro test di autovalutazione: riconoscere il problema è il primo passo per uscirne.