
In Italia si parla sempre di chi gioca. Molto meno di chi paga le conseguenze senza aver mai puntato un euro. L’azzardo passivo è esattamente questo: l’insieme dei danni che ricadono su familiari, amici, colleghi e vicini di casa quando una persona sviluppa un disturbo da gioco d’azzardo. Secondo le stime dell’Istituto superiore di sanità riprese dalle associazioni delle famiglie, per ogni giocatore patologico altre sette persone restano coinvolte, per un totale di 20 milioni e 400 mila persone, il 40% della popolazione italiana. Un numero che da solo spiega perché non si tratta di una questione privata.
Che cos’è l’azzardo passivo
Il termine è preso in prestito dalla medicina. Come esiste il fumo passivo, esiste l’azzardo passivo: un danno che si subisce senza averlo scelto. Daniela Capitanucci, presidente di And, lo descrive come un coinvolgimento a cerchi concentrici. Nel primo anello ci sono i familiari, poi amici, colleghi di lavoro, vicini di casa e persino amministratori di condominio e impiegati di banca.
Il punto è che nessuno di loro viene mai davvero considerato. Le famiglie raccontano di indebitamento, perdita del lavoro, conflitti, isolamento sociale e sofferenza psicologica, ma ai tavoli istituzionali sull’azzardo la loro voce è arrivata finora molto di rado. Ed è da questa assenza che è nata la mobilitazione delle ultime settimane.
I numeri dell’azzardo in Italia
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Raccolta complessiva 2025 | 165 miliardi di euro |
| Raccolta prevista nel 2026 | oltre 180 miliardi di euro |
| Giocatori patologici (stime Iss) | circa 1,5 milioni |
| Giocatori a rischio moderato (stime Iss) | circa 1,4 milioni |
| Persone coinvolte indirettamente | 20,4 milioni, il 40% della popolazione |
| Giocatori patologici intercettati dai servizi | circa il 5% |
| Famiglie in carico ai servizi | meno di 3.000 |
Dietro ogni riga di questa tabella ci sono persone. L’indagine dell’Istituto superiore di sanità colloca al 36,4% la quota di chi ha giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi e all’8,3% quella dei giocatori problematici sul totale di chi gioca. In mezzo resta la fascia dei giocatori a rischio moderato, quella in cui la prevenzione può ancora fare la differenza. Per inquadrare il fenomeno con i dati aggiornati si può partire dalla sezione statistiche del gioco di questo sito.
La petizione delle famiglie ha superato le 3.600 firme
La raccolta di firme è partita il 10 agosto 2026 su Change.org ed è promossa da tre associazioni storiche del fronte anti-azzardo: Agita, associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie di Campoformido (Udine), And, azzardo e nuove dipendenze Aps di Gallarate (Varese), e Gruppo Logos, associazione famiglie in gioco di Salerno. A metà settembre le firme erano 2.500. Oggi la pagina della petizione ne conta 3.635 verificate.
Il testo chiede l’abolizione di tutti i giochi d’azzardo in Italia per tutelare la salute pubblica, le famiglie e il bene comune. Le associazioni lo dicono senza giri di parole: «Non è più il momento delle mediazioni». E aggiungono un punto che riguarda l’informazione: non chiedono che la loro proposta venga condivisa, chiedono che se ne parli. La loro lettura della situazione è raccontata in dettaglio in una inchiesta di Avvenire pubblicata il 7 ottobre 2026.
Il nodo della cura: solo il 5% dei giocatori arriva ai servizi
Secondo i dati citati dalle associazioni, le istituzioni riescono a intercettare appena il 5% dei giocatori patologici, e le famiglie seguite dai servizi non arrivano a 3.000. Significa che la grande maggioranza delle 20,4 milioni di persone coinvolte dall’azzardo non ha mai incontrato un operatore, un gruppo di auto-aiuto o uno sportello.
La rete dei servizi però esiste ed è censita dall’Istituto superiore di sanità nella mappa usciredalgioco.iss.it: 163 servizi delle aziende sanitarie locali dedicati al disturbo da gioco d’azzardo. La distribuzione sul territorio non è uniforme.
| Area | Servizi censiti | Regioni con più servizi |
|---|---|---|
| Nord | 68 | Piemonte 23, Lombardia 14 |
| Centro | 50 | Toscana 24, Lazio 16, Umbria 6 |
| Sud e Isole | 45 | Puglia 15, Sicilia 8 |
Come funziona un servizio pubblico per le dipendenze e cosa si può chiedere al primo colloquio è spiegato nella pagina cos’è il SerD.
Chiedere aiuto funziona: i dati dei gruppi di terapia
Agita porta avanti dieci gruppi di terapia a Campoformido e Faedis, frequentati da circa 200 persone tra giocatori patologici e familiari. Dal 1993 hanno concluso il percorso terapeutico 246 persone, 91 giocatori e 155 familiari. Il dato più importante riguarda gli esiti: il 92% dei giocatori che partecipano alla terapia non gioca più d’azzardo. E gli abbandoni, che nei primi anni superavano il 90%, sono scesi al 4%.
Il profilo di chi chiede aiuto racconta un fenomeno maturato nel tempo: il 95% sono uomini e il 5% donne, con un’età media di 47 anni per gli uomini e 55 per le donne. Il 63% sono sposati o conviventi, il 92% partecipa ai gruppi insieme ai familiari. Il 21% dei familiari si presenta anche senza il giocatore, nel 59% dei casi si tratta di mogli o conviventi.
I segnali che una famiglia non dovrebbe ignorare
- richieste di prestiti o anticipi ricorrenti, spesso con spiegazioni vaghe;
- contanti che spariscono da casa, oggetti di valore venduti, conti correnti svuotati;
- assenze ripetute dal lavoro, calo di rendimento, silenzi e irritabilità crescenti;
- bollette e rate non pagate nonostante uno stipendio regolare;
- tentativi di smettere seguiti da ricadute, con promesse sempre più frequenti.
Riconoscere questi segnali non significa diagnosticare: significa aprire una conversazione. Alcune indicazioni pratiche sono raccolte nella pagina aiutare gli altri, pensata proprio per chi sta accanto a una persona che gioca. Per capire come si manifesta il disturbo si può partire da una lettura chiara di che cos’è la ludopatia.
Dove trovare aiuto
Il Telefono Verde Gioco d’Azzardo 800 558 822, attivo dal 2 ottobre 2017 e gestito dall’Istituto superiore di sanità, risponde dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16. Dal 24 giugno 2026 è attivo anche il Numero Verde Unico Dipendenze 800 940 789, gratuito e anonimo, che copre droga, alcol, fumo, doping, nuove tecnologie e gioco d’azzardo.
Sul territorio il primo riferimento sono i SerD delle aziende sanitarie locali, accessibili senza impegnativa e senza costi. Un primo passo si può fare anche da soli: il test ludopatia di questo sito aiuta a riconoscere i campanelli d’allarme e a decidere se vale la pena parlarne con un professionista.
Il gioco d’azzardo non è una fonte di reddito e non è un modo per risolvere problemi economici. Se il gioco sta occupando tempo, denaro o pensieri più di quanto vorresti, parlarne con il medico di famiglia, con un SerD o con il numero verde 800 558 822 è il passo più utile che puoi fare oggi, per te o per qualcuno che ti sta vicino.