Il volto di chi chiede aiuto per il gioco d’azzardo: 45 anni, un lavoro, una famiglia

Chi entra in cura per il disturbo da gioco d’azzardo non assomiglia allo stereotipo: nella maggior parte dei casi ha un lavoro, una famiglia e un reddito. I numeri, i segnali da riconoscere e i servizi a cui rivolgersi, a Roma come nel resto d’Italia.

Tavolo di cucina di notte con smartphone, scontrini e poche monete

Il disturbo da gioco d’azzardo non ha un solo volto, ma quello che si incontra nei servizi di cura somiglia poco all’immagine che la maggior parte delle persone ha in mente. Chi chiede aiuto per il gioco d’azzardo, nella maggior parte dei casi, non è una persona ai margini: ha un lavoro, uno stipendio, una famiglia e una rete di relazioni che fino a poco prima sembrava solida. È una delle osservazioni più ricorrenti di chi lavora nei servizi territoriali, ed è anche uno dei motivi per cui la diagnosi arriva tardi.

«La maggior parte dei giocatori d’azzardo sono maschi, intorno ai 40-45 anni, con occupazione e famiglia», spiega Guglielmo Masci, coordinatore del progetto Fuori Gioco a Roma. «Non sono per forza di cose dei drop out, anzi potrebbero essere uno dei nostri amici o dei nostri parenti, perché il gioco d’azzardo patologico può colpire tutti». Una descrizione che smonta, in poche righe, l’idea che la dipendenza da gioco riguardi solo chi ha già perso tutto.

Il profilo reale di chi chiede aiuto per il gioco d’azzardo

Il punto non è solo anagrafico. Chi arriva ai servizi porta con sé una storia di funzionamento sociale: il lavoro tenuto, la casa mantenuta, le bollette pagate, almeno finché il denaro basta. Il problema si sposta allora su un piano silenzioso: i prelievi giustificati, i debiti con le finanziarie, i prestiti chiesti a familiari e colleghi, i turni di lavoro coperti con la stanchezza addosso.

Il quadro italiano resta quello di un settore enorme. Nel 2025 la spesa complessiva nel gioco d’azzardo ha raggiunto i 165 miliardi di euro, con circa 21 miliardi di perdita secca per i giocatori, mentre il canale online è cresciuto del 9 per cento rispetto all’anno precedente. Nel Lazio, nello stesso anno, sono stati giocati circa 17,5 miliardi di euro, dei quali circa 12,8 nella sola città di Roma.

Indicatore Dato Ambito
Spesa complessiva nel gioco d’azzardo nel 2025 circa 165 miliardi di euro Italia
Perdita secca stimata per i giocatori circa 21 miliardi di euro Italia
Crescita del canale online nel 2025 più 9 per cento rispetto al 2024 Italia
Giocato nel 2025 circa 17,5 miliardi di euro Lazio
Giocato a Roma nel 2025 circa 12,8 miliardi di euro Roma
Cartelle di pazienti aperte dal progetto Fuori Gioco circa 400, con 45-50 utenti l’anno nei gruppi Roma

Fonti: progetto Fuori Gioco e cooperativa Magliana 80; dati di mercato 2025 richiamati da Avvenire.

Perché lo smartphone sposta il problema dentro casa

C’è una differenza che gli operatori sottolineano spesso: fino a qualche anno fa il gioco d’azzardo si vedeva, perché richiedeva un luogo fisico. Oggi la sala scommesse sta nella tasca, disponibile ventiquattro ore su ventiquattro, anche a casa, anche durante una pausa di lavoro, anche in sonno leggero, quando una notifica è sufficiente a riaprire il conto di gioco.

Secondo Masci, l’utenza che arriva ai servizi è cambiata anche in questo: con la cooperativa Magliana 80 si seguivano soprattutto persone con dipendenza da sostanze, mentre oggi gran parte degli utenti ha come unico problema proprio il gioco d’azzardo. Sono impiegati, artigiani, pensionati, persone che fino a poco prima non avrebbero mai immaginato di poter sviluppare una dipendenza. Il punto di svolta sta nell’offerta di gioco, che è cresciuta in quantità e in velocità.

Per questo Mettiamoci in gioco, la campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo attiva dal 2012, chiede di spostare il baricentro delle politiche pubbliche dalla cura alla prevenzione di comunità. «Ancora oggi l’azzardo viene affrontato prevalentemente come una patologia sanitaria, mentre negli ultimi anni è diventato un fenomeno economico, sociale, culturale e territoriale», si legge nel documento diffuso per il Lazio dai referenti Gian Guido Santucci e Roberto Cellini. La richiesta è concreta: informazione a scuola, nei luoghi di lavoro e nei centri anziani, reti territoriali permanenti tra Comuni, aziende sanitarie, servizi sociali, scuole, terzo settore e forze dell’ordine, e un monitoraggio continuo dell’offerta di gioco, cioè della distribuzione dei punti gioco, della crescita dell’azzardo online e delle strategie commerciali.

Cosa accade quando una persona decide di chiedere aiuto per il gioco d’azzardo

Il primo passo è il più difficile, anche perché non esiste un unico modello di accesso. In tutta Italia la porta principale è il servizio pubblico per le dipendenze, dove la presa in carico comprende diagnosi, colloqui di supporto, percorsi di tipo cognitivo-comportamentale, gruppi e, quando serve, il trattamento delle patologie correlate. Il disturbo da gioco d’azzardo è una condizione riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale: dal decreto Balduzzi del 2012 al Dpcm del 12 gennaio 2017 che ha aggiornato i livelli essenziali di assistenza, l’assistenza alle persone con dipendenza da gioco d’azzardo rientra tra le prestazioni garantite, come ricorda lo stesso Istituto superiore di sanità nella sua pagina dedicata al gioco d’azzardo.

Roma offre un esempio di come la prevenzione e l’ascolto possano stare nella stessa struttura. Il progetto Fuori Gioco, nato grazie a diverse associazioni e al Comune di Roma, mette a disposizione un numero verde, 800.00.44.00, attivo dal lunedì al sabato dalle 10 alle 20, e due sportelli di ascolto ad accesso libero, gratuito e anonimo. A questo si aggiungono le attività di prossimità, con unità di strada itineranti, e gruppi di auto mutuo aiuto con un facilitatore, una volta alla settimana, condotti con psicologi e con la presenza di ex giocatori formati come operatori. Per chi non riesce a stare in un gruppo, i servizi possono attivare percorsi individuali.

  • Se hai un dubbio su una persona che ti sta a cuore, guarda ai comportamenti e non agli importi: prelievi non spiegati, prestiti chiesti in modo insistente, tempo libero scomparso, irritabilità quando non si può giocare, bugie che riguardano il denaro.
  • Se il problema riguarda te, non aspettare di aver toccato il fondo economico: il momento utile per chiedere aiuto è il primo, non l’ultimo.
  • Se chiami per un familiare, sappi che i servizi accolgono anche chi non gioca, perché la dipendenza consuma relazioni prima che conti correnti.

Dove rivolgersi, senza dover spiegare nulla a nessuno

Per chi cerca informazioni e orientamento, il Telefono Verde Gioco d’Azzardo dell’Istituto superiore di sanità, 800 558 822, resta il punto di riferimento storico, attivo dal 2017. Dal 24 giugno 2026 l’Istituto ha attivato anche il Numero Verde Unico Dipendenze 800 940 789, gratuito e anonimo, che copre droga, alcol, fumo e gioco d’azzardo. Sul territorio, i servizi pubblici per le dipendenze, presenti in tutte le regioni, sono il canale per la presa in carico sanitaria e non richiedono l’impegnativa per il primo colloquio nella maggior parte dei casi.

Chi vive a Roma e nel Lazio può contare sul numero verde 800.00.44.00 e sugli sportelli del progetto Fuori Gioco: si trovano in via della Magliana Nuova 160, aperti lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle 10 alle 14 e il mercoledì dalle 14 alle 18, e in via Alessandro Avoli 9, aperti lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle 14 alle 18 e il mercoledì dalle 10 alle 14. L’accesso è libero, gratuito e anonimo, e non serve prenotare per un primo colloquio di orientamento.

Un’ultima cosa vale la pena dirla con chiarezza: il gioco d’azzardo non è una forma di investimento e non esiste una strategia che ribalti il vantaggio del banco nel lungo periodo. Giocare meno, o smettere, non è una questione di forza di volontà, ma di strumenti, informazioni e persone accanto. Approfondisci nella nostra sezione su ludopatia come riconoscere i sintomi, leggi cosa è il SerD e come funziona la presa in carico, scopri come aiutare gli altri e consulta i dati del gioco in Italia.

Il gioco d’azzardo è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica. Il gioco responsabile non è un modo di giocare, è la scelta di non farne un problema: se il gioco sta occupando lo spazio di altre cose importanti, chiedi aiuto. Il Telefono Verde Gioco d’Azzardo dell’Istituto superiore di sanità risponde al numero 800 558 822, il Numero Verde Unico Dipendenze al numero 800 940 789, e in tutta Italia i SerD offrono gratuitamente percorsi di cura per il disturbo da gioco d’azzardo.