
Otto italiani su dieci dicono che informare sul gioco responsabile serve a prevenire la dipendenza. Poi, quando si chiede di ricordare una campagna vista nell’ultimo anno, la quota scende a uno su cinque. E’ la distanza che racconta meglio di ogni altra cosa perche’ la comunicazione sul gioco responsabile, in Italia, si vede ma non lascia il segno: arriva agli occhi, molto meno alla memoria di chi dovrebbe proteggere. A misurarla e’ la seconda edizione dell’Osservatorio sul Gioco Responsabile realizzato da Ipsos Doxa per Fondazione FAIR, presentato il 14 ottobre a Roma durante il FAIR Forum 2026, ospitato a Palazzo Montemartini.
Un italiano su cinque ricorda le campagne: i numeri dell’indagine
L’indagine ha coinvolto 1.000 persone tra i 18 e i 70 anni con questionari online, affiancate da 30 colloqui con opinion leader del mondo associativo, della comunicazione, delle autorita’ e della pubblica amministrazione. Il quadro che ne esce e’ quello di un Paese che considera la prevenzione una priorita’, ma che non riconosce nei messaggi esistenti uno strumento utile: per oltre otto italiani su dieci le sfide principali del settore sono la prevenzione della dipendenza, la tutela di minori e ragazzi e il contrasto al gioco illegale.
Il dato piu’ duro riguarda il ricordo delle campagne: nel 2026 appena il 21% degli intervistati cita un messaggio o un’iniziativa sul gioco responsabile vista nell’ultimo anno, otto punti in meno rispetto al 29% dell’indagine precedente. E quando il ricordo emerge resta vago: si citano la televisione, internet, qualche spot o la formula “gioca responsabilmente”, raramente un contenuto preciso. Anche la familiarita’ con il tema resta superficiale: il 41% dichiara di sapere di cosa si tratta, il 44% di conoscerlo a grandi linee, il 15% di non averne mai sentito parlare.
| Indicatore (Osservatorio FAIR-Ipsos Doxa, 2026) | Valore |
|---|---|
| Comunicazione sul gioco responsabile importante o fondamentale | 80% (35% fondamentale, 45% importante) |
| Ricorda una comunicazione sul gioco responsabile nell’ultimo anno | 21% (era il 29% nell’indagine precedente) |
| Ritiene inadeguato cio’ che si fa oggi per prevenire i disturbi da gioco | 59% |
| Dichiara di sapere di cosa si tratta quando si parla di gioco responsabile | 41% (44% a grandi linee, 15% mai sentito parlare) |
| Sa poco o nulla del decreto legislativo 41/2024 | 56% |
| Indica prevenzione, tutela dei minori e contrasto al gioco illegale come priorita’ | piu’ di 8 su 10 |
La stessa distanza si misura sulla norma che avrebbe dovuto cambiare le cose: il 56% degli intervistati dichiara di sapere poco o nulla del decreto legislativo 41 del 2024, quello che ha riordinato il gioco online introducendo limiti di deposito, autoesclusione e obblighi informativi. Una legge scritta per tutelare i giocatori che, a distanza di mesi dalla sua entrata in vigore, resta sconosciuta a chi ne dovrebbe usare gli strumenti.
“C’e’ un ricordo, ma non un segno”: perche’ il messaggio non arriva
“Oggi un tipo di comunicazione non sta lasciando un segno nella testa delle persone”, ha sintetizzato Ilaria Ugenti, Reputation Leader di Ipsos Doxa, presentando i dati. La ricerca indica con precisione cosa manca: fatti concreti, rischi spiegati, strumenti di tutela facilmente accessibili, parole semplici e adatte ai diversi destinatari. Il problema non e’ la visibilita’, e’ la riconoscibilita’: nella confusione tra comunicazione commerciale, quella pagata dagli operatori per vendere, e comunicazione di prevenzione, il pubblico non distingue l’una dall’altra.
Perche’ funzioni, secondo gli intervistati, la comunicazione deve essere chiara, concreta e rivolta a tutta la popolazione, non solo a chi gioca. Servono messaggi specifici per i gruppi piu’ esposti, minori, giovani adulti e anziani, e serve un tono che non minimizzi i rischi: gli opinion leader chiedono che spariscano i riferimenti a vincite, bonus e jackpot e che il gioco non venga rappresentato come un’attivita’ ordinaria e senza conseguenze. Un altro punto riguarda i volti: quando il messaggio passa da personaggi famosi, sportivi o influencer, la finalita’ preventiva diventa ancora meno riconoscibile.
Cosa chiedono i cittadini per sentirsi protetti
Alla domanda su quali strumenti contino davvero, piu’ di un terzo degli italiani mette al primo posto i limiti di spesa e di tempo per ciascuna giocata. Non e’ un dettaglio tecnico: e’ la richiesta di un freno esterno, perche’ quando il gioco e’ diventato un problema la sola volonta’ non basta.
- Limiti di spesa e di tempo per singola giocata, indicati come la misura piu’ importante da oltre un terzo del campione;
- Autoesclusione, cioe’ il blocco volontario dell’accesso al conto di gioco, anche per periodi lunghi;
- Pause di gioco e interruzioni programmate delle sessioni;
- Monitoraggio dei comportamenti e individuazione precoce delle situazioni a rischio;
- Supporto psicologico per le persone a rischio e per i loro familiari.
Il digitale divide: piu’ accessibile, piu’ rischioso, ma anche piu’ controllabile
Il gioco online e’ il fronte su cui il giudizio e’ piu’ netto: viene associato a maggiore accessibilita’, a un avvicinamento al gioco in eta’ piu’ giovane e a un rischio piu’ alto di sviluppare una dipendenza. Nella stessa indagine, pero’, emerge una lettura opposta e non necessariamente sbagliata: e’ proprio il canale digitale a permettere controlli piu’ efficaci sui comportamenti, tracciamento delle giocate e applicazione automatica di limiti e autoesclusioni.
Questa doppia lettura e’ il punto politico del dibattito: se il gioco si sposta online, la tutela non puo’ restare affidata alla buona volonta’ del giocatore, ma deve stare nel funzionamento della piattaforma, dove e’ verificabile, misurabile e uguale per tutti. La ricerca registra anche un giudizio severo sull’evoluzione recente del comparto: prevalgono le valutazioni negative e, tra gli opinion leader, sentimenti di delusione e rassegnazione; solo circa un intervistato su quattro vede un cambiamento in positivo.
Le nuove linee guida: dal documento ai controlli
Al Forum l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha annunciato l’avvio di un tavolo tecnico per arrivare a linee guida nazionali sul gioco responsabile, costruite su dati concreti: relazioni degli operatori, banche dati dell’Agenzia e segnalazioni degli utenti. Il direttore Giochi Mario Lollobrigida ha spiegato che la commissione governativa ha concluso i lavori e che il documento con gli indirizzi per le campagne previste dall’articolo 15 del decreto legislativo 41 del 2024 e’ gia’ stato trasmesso ai concessionari; Antonio Giuliani, direttore dell’ufficio Gioco a distanza e scommesse, ha indicato l’obiettivo di tradurre alcune indicazioni in impegni concreti dentro il rapporto concessorio, non in semplici raccomandazioni.
L’auspicio dell’Agenzia e’ che i concessionari smettano di fare campagne ognuno per conto proprio e ne realizzino di comuni, anche con il contributo di enti del Terzo settore impegnati nella prevenzione. Sul tavolo ci sono poi le linee guida dell’Agcom, che hanno chiarito aspetti come l’impiego dei testimonial, con una consultazione pubblica in arrivo sulle linee guida dell’infotainment. La misura dell’efficacia, secondo Ipsos Doxa, dovra’ passare da indicatori verificabili: maggiore consapevolezza dei rischi, riduzione della spesa media dei giocatori, aumento delle segnalazioni di comportamenti a rischio e maggiore utilizzo degli strumenti di tutela, con un monitoraggio affidato anche a soggetti indipendenti.
Perche’ tutto questo riguarda chi sta male adesso
Le campagne contano perche’ il fenomeno non e’ marginale: secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanita’ il 36,4% degli italiani, circa 18,45 milioni di persone, ha giocato d’azzardo nell’ultimo anno, e l’8,3%, circa 1,5 milioni, presenta un profilo di gioco problematico. Tra gli studenti giocatori tra i 14 e i 17 anni la quota di comportamenti problematici arriva al 10,4%: ragazzi che, se il messaggio preventivo non arriva presto e in modo comprensibile, rischiano di incontrare i servizi solo quando il problema e’ gia’ strutturato. Con un dettaglio che pesa: la rete censita dall’Iss conta 163 servizi sul territorio, e solo una parte minoritaria dei giocatori problematici arriva a chiederne l’aiuto.
Una comunicazione che non lascia il segno ha un costo preciso: meno persone riconoscono i segnali, meno famiglie sanno dove rivolgersi, piu’ tempo passa prima che qualcuno chieda aiuto. Per questo la prevenzione non puo’ essere un adempimento da spuntare, ma un’informazione che nomina i rischi, gli strumenti e i luoghi in cui si viene accolti, dentro la sezione dedicata alla ludopatia come nei servizi territoriali.
Dove chiedere aiuto
| Servizio | Numero e orari |
|---|---|
| Telefono Verde Gioco d’Azzardo (Iss) | 800 558 822, gratuito e anonimo, lun-ven 10:00-16:00 |
| Numero Verde Dipendenze (Iss) | 800 940 789, attivo dal 24 giugno 2026, lun-ven 10:00-19:30 |
| SerD della propria Asl | valutazione e presa in carico, senza ricetta |
Se il gioco ha smesso di essere un divertimento, il primo passo non e’ smettere da soli: e’ parlarne con qualcuno che sa come si esce. Il SerD della propria Asl offre una valutazione gratuita e riservata, e le linee telefoniche sono attive sia per chi ha un problema sia per i familiari che vogliono capire cosa fare: nella pagina su come aiutare gli altri ci sono i passaggi utili per accompagnare una persona cara senza sostituirsi a lei.
Questa e’ una pagina di informazione e prevenzione: il gioco d’azzardo e’ vietato ai minori di 18 anni e puo’ causare dipendenza patologica. Il gioco non e’ una fonte di reddito e nessuna strategia batte la matematica del banco. Chi ha difficolta’ a controllare il gioco, o e’ preoccupato per una persona vicina, puo’ rivolgersi al Telefono Verde dell’Istituto Superiore di Sanita’ 800 558 822 o al SerD della propria Asl. Giocare responsabilmente significa anche questo: sapere in anticipo quanto si e’ disposti a perdere e fermarsi prima.