In Emilia-Romagna la prevenzione del gioco d’azzardo cambia passo: il nuovo Piano 2026-2028

L’Emilia-Romagna ha approvato il nuovo Piano regionale 2026-2028 per la prevenzione e il contrasto del gioco d’azzardo patologico. 1.500 persone in cura, un milione di conti online attivi, campagne di sensibilizzazione e servizi territoriali. I dati, le strategie e dove chiedere aiuto.

Piano regionale GAP Emilia-Romagna 2026-2028

La prevenzione del gioco d’azzardo in Emilia-Romagna si rinnova con un Piano regionale triennale 2026-2028 che punta a rafforzare la rete dei servizi, intercettare prima i giocatori a rischio e contrastare la crescita del gioco online, soprattutto tra i più giovani. Il nuovo Piano, approvato dalla Giunta regionale, si inserisce in un quadro nazionale preoccupante: nel 2024 gli italiani hanno speso complessivamente 157 miliardi di euro in giochi d’azzardo, con una crescita del 6,5% rispetto all’anno precedente. Di questi, 92 miliardi sono stati giocati online, un canale in continua espansione.

I numeri dell’Emilia-Romagna: 1.500 persone in cura per GAP

In Emilia-Romagna il fenomeno assume dimensioni significative. Nel 2024, secondo i dati diffusi dall’Azienda Usl della Romagna, circa 30.000 persone si sono rivolte ai Servizi per le dipendenze patologiche (SerDP) della regione. Di queste, quasi 1.500 — il 4,9% del totale — lo hanno fatto per problemi legati al gioco d’azzardo. Il dato più preoccupante è che la metà di questi, 718 persone, erano nuovi soggetti, mai presi in carico prima.

Indicatore Emilia-Romagna 2024
Persone seguite dai SerDP (totale) ~30.000
Persone in cura per GAP (totale) 1.462
Nuovi casi di GAP nel 2024 718
Raccolta pro capite annua (per maggiorenne) 1.132 €
Conti di gioco online attivi ~1.000.000
Perdita media annua per conto online 260 €

La raccolta pro capite nella regione — 1.132 euro per ogni maggiorenne residente — colloca l’Emilia-Romagna tra le regioni italiane con la più alta esposizione al gioco, sia fisico che online. Il gioco online, in particolare, conta quasi un milione di conti attivi, con una perdita media di 260 euro annui per conto, e coinvolge in misura crescente giovani adulti e adolescenti.

Le quattro direttrici del Piano 2026-2028

Il nuovo Piano regionale adotta un approccio “evidence-based”, basato sulle migliori evidenze scientifiche disponibili, e si articola attorno a quattro macro-finalità:

  • Promuovere la conoscenza del fenomeno tra cittadini ed esercenti, con campagne informative e azioni di sensibilizzazione sul territorio, partendo dalla nuova campagna regionale “Io non azzardo”
  • Potenziare gli interventi nelle scuole per aumentare la consapevolezza tra studenti, docenti e genitori, a partire già dalla scuola primaria, per rafforzare i fattori protettivi contro la dipendenza
  • Sostenere la formazione continua degli operatori sanitari, sociali, educativi e degli esercenti, per il riconoscimento precoce dei segni di gioco d’azzardo patologico
  • Consolidare una rete integrata per il trattamento sanitario e sociale, con percorsi ambulatoriali e residenziali che coinvolgano servizi pubblici, privato accreditato e associazioni di auto-mutuo aiuto

Tra le novità del Piano spicca l’attenzione alla cosiddetta “azzardizzazione del web”: il fenomeno non riguarda più soltanto il gioco fisico (slot machine, sale scommesse, gratta e vinci), ma sempre più le piattaforme online, il gaming e le forme ibride di intrattenimento che normalizzano l’azzardo tra i giovanissimi.

Strumenti e strategie operative

Sul piano operativo, il Piano 2026-2028 introduce diverse misure concrete:

  • Prevenzione ambientale: mantenimento del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, conferma delle distanze minime di 500 metri da luoghi sensibili (scuole, chiese, strutture sanitarie), limiti orari per le sale da gioco
  • Promozione di stili di vita sani come fattore protettivo, attraverso iniziative culturali, sportive e ricreative alternative
  • Sportelli di consulenza legale e gruppi di supporto per i familiari dei giocatori, per affrontare il sovraindebitamento e le conseguenze relazionali della dipendenza
  • Telemedicina e supporto online per raggiungere chi non si rivolge ai servizi in presenza, abbattendo le barriere geografiche e psicologiche all’accesso alle cure

La regione può contare su una solida base normativa: la Legge Regionale 5/2013, che ha introdotto il vincolo dei 500 metri dai luoghi sensibili e istituito il marchio “Slot FreE-R” per gli esercizi commerciali che scelgono di non installare apparecchi da gioco. A questo si aggiunge il divieto di utilizzo delle “ticket redemption” da parte dei minorenni, con obbligo per i gestori di esporre apposita segnaletica.

Il quadro nazionale: una dipendenza da 157 miliardi

I dati regionali si inseriscono in un contesto nazionale che continua a destare allarme. Secondo il dossier “Azzardomafie” di Libera (2025), nel 2024 gli italiani hanno giocato complessivamente 157 miliardi e 453 milioni di euro, con un incremento del 6,5% rispetto al 2023. Dal 2004 al 2024 la raccolta complessiva ha raggiunto 1.774 miliardi di euro, con una media di oltre 88 miliardi all’anno.

A livello nazionale, 18 milioni di persone hanno tentato la fortuna almeno una volta nell’ultimo anno; 5,5 milioni sono giocatori abituali e 1,5 milioni sono ormai giocatori patologici. Numeri che fanno del gioco d’azzardo una componente strutturale dell’economia italiana, pari a circa il 7,1% del PIL nazionale — una quota paragonabile alla spesa pubblica per la sanità.

Il fenomeno dell’online è in forte accelerazione: 92 miliardi di raccolta nel 2024 contro i 65 miliardi del gioco fisico, un sorpasso che impone un ripensamento delle strategie di prevenzione tradizionali.

Il confronto con altre realtà territoriali

Il gap tra persone potenzialmente affette da ludopatia e quelle effettivamente in cura è un problema diffuso in tutta Italia. In provincia di Brescia, ad esempio, le stime parlano di 20.000 persone potenzialmente affette da ludopatia, ma nel 2025 erano solo 426 quelle in carico ai servizi sanitari, nonostante un volume di gioco che ha superato i 3,2 miliardi di euro nella sola provincia. I fondi regionali lombardi per la prevenzione 2017-2026 ammontano a 6,7 milioni di euro, di cui 3,7 per la prevenzione e 3 per la presa in carico residenziale.

L’Emilia-Romagna, con il suo Piano 2026-2028 e la campagna di comunicazione “Io non azzardo” — il cui messaggio chiave è “il gioco non vale la casa, la salute, il lavoro, gli affetti” — si candida a essere un modello nazionale per l’approccio integrato tra prevenzione, cura e regolamentazione. Il sistema di monitoraggio e valutazione dei risultati, con relazioni periodiche alla Commissione assembleare, garantirà la verifica dell’efficacia degli interventi.

Per chi vuole approfondire i dati statistici sul gioco d’azzardo in Italia, il sito della Regione Emilia-Romagna offre materiali informativi, i dettagli del Piano e le risorse per la prevenzione territoriale.

Dove chiedere aiuto

Se tu o una persona cara state vivendo un problema con il gioco d’azzardo, sapere che esistono percorsi di aiuto gratuiti è il primo passo. Ci si può rivolgere al SerD (Servizio per le Dipendenze) più vicino, senza bisogno di ricetta medica e in forma anonima. In tutta Italia è attivo il numero verde nazionale 800 558 822 per informazioni e supporto. In Emilia-Romagna è disponibile anche il numero verde regionale 800.033.033.

Per una prima autovalutazione, si può consultare il test sulla ludopatia disponibile su questo sito.

Fonti: Regione Emilia-Romagna – Piano regionale GAP 2026-2028; Ausl Romagna; Libera – Dossier Azzardomafie 2025; Il Giorno – ATS Brescia.

Giocare non è un gioco. La prevenzione è la prima forma di protezione.