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Negli ultimi anni è cresciuto un fenomeno che unisce due mondi ad alto rischio: il gioco d’azzardo e le criptovalute. Sempre più piattaforme propongono scommesse e casinò che funzionano con Bitcoin e altre valute digitali. Presentate come moderne e “senza limiti”, queste piattaforme nascondono però rischi aggiuntivi rispetto al gioco tradizionale. Vediamo perché è bene conoscerli.
Sono piattaforme di gioco che accettano depositi e pagano vincite in criptovalute anziché in euro. Spesso si presentano come più veloci, anonime e con bonus generosi. Si tratta però sempre di operatori privi di concessione ADM, quindi non autorizzati a operare in Italia: rientrano a tutti gli effetti tra i siti non AAMS, con tutti i rischi che questo comporta.
Il motivo sta nella concessione stessa. La convenzione di concessione ADM obbliga il concessionario a consentire la ricarica del conto di gioco “esclusivamente mediante l’utilizzo di strumenti di pagamento che consentano l’identificazione del soggetto titolare del conto di gioco che effettua l’accredito” (art. 15), e a garantire la tracciabilità dei flussi finanziari su accrediti, prelievi e pagamento delle vincite (art. 17). Una criptovaluta non soddisfa questo requisito. Detto in modo semplice: un sito con concessione italiana non accetta criptovalute perché non può accettarle. Se le accetta, non ha la concessione.
| Rischio | Perché conta |
|---|---|
| Assenza di concessione ADM | Nessuna tutela del giocatore prevista dalla legge italiana |
| Niente autoesclusione | Aggira il RUA e i percorsi di protezione |
| Volatilità delle criptovalute | Il valore del deposito e della vincita può cambiare in fretta |
| Anonimato e pagamenti irreversibili | Recuperare i fondi in caso di problemi è quasi impossibile |
| Accesso facile e poco controllato | Meno barriere, anche per i più giovani |
Sull’autoesclusione vale la pena aggiungere una precisazione, perché è il punto su cui si creano più illusioni: il Registro Unico degli Autoesclusi funziona perché i concessionari sono obbligati a consultarlo prima di aprire un conto o accettare una giocata. Un sito senza concessione non è collegato a quel sistema e non ha alcun obbligo verso ADM. Chi si è autoescluso resta quindi protetto sui siti legali, e completamente scoperto su quelli in criptovaluta.
Giocare d’azzardo con le criptovalute significa, in un certo senso, sommare due rischi. Da un lato c’è il vantaggio del banco, che rende il gioco perdente sul lungo periodo come sempre. Dall’altro c’è la volatilità della criptovaluta stessa: anche una vincita può perdere valore rapidamente, e il confine tra “giocare” e “speculare” si fa labile. È una combinazione che amplifica sia le perdite sia il coinvolgimento emotivo.
Le criptovalute offrono un grado di anonimato che, nel contesto del gioco, favorisce dinamiche pericolose: permette di aggirare i controlli sull’età, eludendo il divieto ai minori, e rende molto più difficile tracciare i flussi di denaro, con evidenti rischi di riciclaggio. Proprio per questo i siti di gioco in criptovaluta sfuggono alle garanzie del circuito legale.
È un problema che il legislatore europeo ha riconosciuto: il regolamento antiriciclaggio UE 2024/1624 vieterà i conti anonimi in cripto-attività e le monete costruite per aumentare l’anonimato (art. 79). Le nuove regole però si applicano solo dal 10 luglio 2027: fino ad allora l’anonimato resta la norma, e con esso i rischi.

ADM pubblica e aggiorna l’elenco ufficiale dei siti di gioco inibiti in Italia. L’ultimo provvedimento conta 12.638 domini; cercando al suo interno le parole “crypto” o “bitcoin” ne compaiono 42, che diventano 112 allargando la ricerca a “coin”, “btc” e “token”.
Prima di depositare su una piattaforma che promette pagamenti in criptovaluta, cercarne il dominio in quell’elenco è il controllo più rapido che si possa fare. Con un’avvertenza importante: se il sito c’è, la questione è chiusa; se non c’è, non vuol dire che sia legale, ma solo che non è ancora stato inibito.
La Relazione al Parlamento 2026 sulle dipendenze fotografa un dato che riguarda da vicino questo tema. Nel 2025 il 64% degli studenti minorenni ha giocato d’azzardo almeno una volta, il 12% lo ha fatto online, e il 17% (oltre 420mila ragazzi) ha praticato trading online. La Relazione parla di trading in generale, non specificamente di criptovalute, ma osserva che è un ambito che “intercetta dinamiche in parte sovrapponibili” a quelle dell’azzardo.
La ricerca scientifica va nella stessa direzione: più studi hanno rilevato una correlazione significativa tra intensità del trading in criptovalute e gravità del gioco problematico (Delfabbro et al., Addictive Behaviors, 2021; Yardımcı e Ünübol, European Addiction Research, 2025). Non è una relazione di causa: è un segnale che chi ha già un rapporto difficile con il gioco tende a ritrovare gli stessi meccanismi anche qui.
Sensibilizziamo le persone riguardo il la dipendenza da gioco d’azzardo, fornendo consigli per affrontarlo.
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