Gioco d’azzardo e banche: riparte al Senato la battaglia contro il de-risking

Mercoledì 9 settembre la Commissione Finanze del Senato riprende l’esame dei disegni di legge contro il de-risking bancario: operatori del gioco legale a cui le banche chiudono o negano i conti correnti. Perché la vicenda riguarda anche chi gioca e dove chiedere aiuto.

Illustrazione: una mano tiene una carta bancaria con un lucchetto, accanto a uno scudo con un edificio istituzionale

Il rapporto tra gioco d’azzardo e banche torna al centro dell’agenda politica italiana. Mercoledì 9 settembre, con la ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, la Commissione Finanze e Tesoro del Senato riprenderà l’esame dei disegni di legge che puntano a garantire l’accesso ai conti correnti e ai servizi bancari. Una partita seguita con particolare attenzione dal mondo del gioco legale: da mesi le imprese autorizzate denunciano chiusure di rapporti bancari e rifiuti all’apertura dei conti legati alla sola appartenenza al settore.

Cos’è il de-risking e perché colpisce il gioco legale

Con il termine de-risking si indica la scelta di una banca di interrompere o rifiutare un rapporto con un cliente per ridurre i propri rischi, in particolare quelli legati al riciclaggio di denaro. Il problema nasce quando questa scelta non riguarda il singolo cliente ma un’intera categoria: per prudenza, alcuni istituti preferiscono non avere rapporti con operatori del gioco con vincita in denaro, considerati a forte rischio, senza valutare il profilo del singolo. Il risultato è che imprese regolarmente autorizzate dallo Stato si ritrovano senza conto corrente e senza accesso al credito, con ricadute su lavoratori e famiglie.

La normativa antiriciclaggio, in realtà, già prevede strumenti per gestire il rischio cliente per cliente: l’adeguata verifica prevista dal decreto legislativo 231 del 2007 consente di approfondire ogni posizione senza dover escludere a priori un settore economico. È su questo equilibrio che si gioca la partita parlamentare.

Che cosa accadrà mercoledì 9 settembre

All’ordine del giorno della Commissione Finanze c’è il seguito della discussione congiunta dei disegni di legge 763, 1595 e 1937, con relatore il senatore Stefano Borghesi. Il provvedimento centrale per il settore resta il Ddl 1595, già approvato dalla Camera dei deputati, che interviene sull’obbligo di contrarre e sul recesso delle banche nei rapporti di conto corrente: in pratica, regole più chiare per impedire che gli istituti chiudano o neghino un conto senza una valutazione legata al singolo cliente. Come ricostruito da JAMMA, la ripresa dei lavori è attesa per mercoledì 9 settembre, nella stessa seduta in cui si discuterà anche una nuova proposta di legge sul diritto alla “cittadinanza economica”.

Le posizioni in campo: AGSI, ABI e istituzioni

La battaglia contro l’esclusione bancaria ha un portavoce da mesi: l’AGSI, l’associazione che rappresenta gli operatori di scommesse italiani. Il 7 luglio scorso il presidente Pasquale Chiacchio è stato ascoltato proprio dalla Commissione Finanze nell’ambito delle audizioni sui tre disegni di legge: ha chiesto un’approvazione rapida del Ddl 1595, denunciando la situazione di imprese autorizzate dallo Stato alle quali vengono chiusi o negati conti correnti e accesso al credito, con problemi segnalati persino per i dipendenti delle aziende del settore.

Dall’altra parte, l’Associazione Bancaria Italiana, ascoltata l’8 luglio, ha espresso forti riserve rispetto a un obbligo generalizzato per gli istituti di credito di instaurare rapporti di conto corrente. Il vicepresidente AGSI Antonio Guitto ha rilanciato la proposta di un “conto business garantito”, sostenendo la necessità di contrastare il de-risking applicato per categoria anziché sulla base della posizione del singolo cliente.

Il 21 luglio la Commissione ha poi ascoltato Banca d’Italia, Confapi, CNA, Confartigianato, Confimi Industria, Conflavoro PMI e Alleanza delle cooperative: il tema, insomma, va ben oltre il comparto del gioco e investe il rapporto tra accesso ai servizi bancari, libertà contrattuale degli intermediari ed esclusione finanziaria.

La novità: il Ddl 1966 sulla “cittadinanza economica”

Nella stessa seduta del 9 settembre è in programma anche la discussione del Ddl 1966, presentato dai senatori Mario Turco e Marco Croatti del Movimento 5 Stelle e comunicato alla Presidenza il 15 luglio 2026. Il testo introduce “Disposizioni per il riconoscimento del diritto alla cittadinanza economica e per il rafforzamento dell’accesso ai servizi bancari essenziali” e affronta esplicitamente il fenomeno del de-risking.

La proposta trasforma il principio in una disposizione precisa: il nuovo articolo 126-vicies nonies del Testo unico bancario stabilirebbe che banche, Poste Italiane e altri prestatori di servizi di pagamento non possano adottare politiche di esclusione automatica o generalizzata nei confronti di categorie economiche, professionali o imprenditoriali “esclusivamente in ragione del settore di attività esercitato”. Le decisioni su apertura, mantenimento o chiusura del conto dovrebbero fondarsi sulla valutazione individuale del rischio, con gli obblighi antiriciclaggio pienamente fermi. Un’impostazione che richiama gli orientamenti dell’Autorità bancaria europea contro le pratiche di de-risking basate su valutazioni generalizzate.

C’è però un limite importante: il Ddl 1966 non introduce un diritto generalizzato al “conto universale” per tutte le imprese. La platea individuata dall’articolo 3 comprende, tra gli altri, le microimprese individuali e i lavoratori autonomi entro la soglia del regime forfetario: non vi rientrano quindi automaticamente tutte le società e le imprese della filiera del gioco.

Elemento Ddl 1595 Ddl 1966
Oggetto Obbligo di contrarre e recesso delle banche nei rapporti di conto corrente Cittadinanza economica e accesso ai servizi bancari essenziali
Iter Già approvato dalla Camera, in esame al Senato Presentato al Senato il 15 luglio 2026 (M5S)
Principio chiave Regole più chiare su quando la banca può rifiutare o chiudere un conto Niente esclusione automatica o generalizzata per settore (art. 126-vicies nonies Tub)
Valutazione del rischio Interviene sul rapporto contrattuale banca-cliente Decisioni basate sulla valutazione individuale, obblighi antiriciclaggio fermi
Platea Rapporti di conto corrente in generale Microimprese individuali e autonomi entro la soglia forfetaria

Perché questa vicenda riguarda anche chi gioca

Può sembrare una questione che tocca solo le aziende, ma il de-risking ha ricadute concrete anche sui giocatori e sulle loro famiglie. Il gioco legale in Italia è tracciato e controllato: i concessionari operano sulla base di una concessione statale affidata con gara a evidenza pubblica, usano conti correnti dedicati e versamenti tracciabili e sono sottoposti ai controlli dell’ADM. Questo sistema protegge chi gioca, garantendo che le vincite vengano pagate e che esistano strumenti di tutela come l’autoesclusione e i limiti di gioco.

Se gli operatori autorizzati restano senza banche, il rischio concreto è che i giocatori finiscano sui siti non autorizzati e sul mercato nero, dove:

  • non esistono controlli dell’ADM né certificazioni di regolarità;
  • mancano gli strumenti di gioco responsabile come l’autoesclusione e i limiti di deposito;
  • in caso di vincita non pagata non c’è alcun ricorso possibile;
  • i dati personali e bancari possono finire nelle mani sbagliate.

È il paradosso del de-risking: norme pensate per proteggere i consumatori, se applicate a intere categorie senza valutazione individuale, finiscono per spingere le persone verso un mercato privo di qualsiasi tutela. Un tema che approfondiamo nella nostra analisi del mercato del gambling e nelle statistiche del gioco in Italia.

Una battaglia di lungo corso

Il tema non è nuovo. Già nel gennaio 2022 l’Autorità bancaria europea aveva messo in guardia contro il de-risking ingiustificato, definendolo nocivo per il sistema bancario dell’Unione, e nel 2023 un emendamento al decreto Asset firmato da Dario Damiani aveva provato a porre fine alle discriminazioni bancarie anche nei confronti degli operatori di gioco, ricevendo il commento favorevole della sottosegretaria all’Economia Sandra Savino. L’ADM, dal canto suo, aveva preso contatti con l’Associazione Bancaria Italiana per comprendere le motivazioni degli istituti e individuare soluzioni che consentissero la prosecuzione dell’attività degli operatori nel rispetto delle norme concessorie.

Segnali d’allarme e dove chiedere aiuto

Le conseguenze economiche di una dipendenza da gioco sono spesso il primo campanello d’allarme per le famiglie: debiti, prestiti, conti in rosso. Se tu o una persona cara riconoscete di aver perso il controllo del gioco, sappiate che chiedere aiuto è il primo passo e che esistono servizi pubblici gratuiti: i SerD, i servizi per le dipendenze delle Asl, offrono percorsi di supporto senza giudizio. È attivo anche il numero verde nazionale 800 558 822.

Il gioco deve restare un intrattenimento occasionale, non una via per risolvere problemi economici: le probabilità sono sempre contrarie al giocatore. Se vuoi capire se il tuo rapporto con il gioco è a rischio, puoi fare il nostro test di autovalutazione. Gioca solo su siti autorizzati, impostando limiti di tempo e di spesa, e ricorda: la prevenzione comincia dalla consapevolezza.