«Se non perde, uccideremo la tua famiglia»: la denuncia di Berrettini e la richiesta di limiti alle scommesse live

Minacce di morte a Berrettini e alla sua famiglia da parte di scommettitori: la denuncia del tennista riapre il dibattito sulle scommesse live. La Camera chiede conti chiusi e limiti più severi. I numeri, i rischi e dove chiedere aiuto contro la ludopatia.

Campo da tennis al tramonto con racchetta e palla abbandonate

La vittoria contro Stan Wawrinka agli US Open avrebbe dovuto essere soltanto una pagina di sport. In conferenza stampa, però, Matteo Berrettini ha scelto di accendere i riflettori sul lato più oscuro del rapporto tra tennis e scommesse: le minacce di morte ricevute dalla sua famiglia da parte di scommettitori. Una denuncia che ha riaperto il dibattito sulle scommesse live e sui limiti necessari a proteggere chi il gioco lo vive sulla propria pelle, atleti compresi.

«Se non perde, uccideremo la tua famiglia»

Durante l’ultimo Roland Garros, il fratello del tennista romano, Jacopo, ha ricevuto sul telefono messaggi con minacce alla famiglia legate alle scommesse sulle partite di Matteo. «Ho vinto una partita e scrivevano cose del tipo: Matteo è così scarso che, se non gli dici di perdere, uccideremo la tua famiglia», ha raccontato Berrettini in conferenza stampa dopo il match di New York. I messaggi sono stati segnalati all’ATP e denunciati.

Il problema, ha spiegato il tennista, non riguarda soltanto i grandi tornei o i giocatori più conosciuti. Nei Challenger la situazione è ancora più difficile: persone sugli spalti che disturbano il match, pressioni che arrivano dagli spalti e dai social. «Non è facile dire: tu puoi entrare e tu non puoi entrare, perché non sai come si comporteranno, ma qualcosa sicuramente va fatto. Dovremmo creare una struttura più forte, un comitato più forte per proteggere i giocatori».

Berrettini non demonizza le scommesse in sé: «Personalmente non l’ho mai fatto in vita mia e non credo che inizierò a farlo, ma fa parte del nostro sport e molti soldi nel tour arrivano da lì». La questione, sottolinea, è come il gioco viene gestito: «Se viene fatto nel modo giusto, in modo controllato e senza degenerazione del gioco legata alle scommesse, può anche essere qualcosa di divertente». Una linea di confine, quella tra gioco occasionale e perdita di controllo, che la prevenzione della ludopatia conosce molto bene.

Una scia di episodi che parte da lontano

La denuncia di Berrettini non è un caso isolato. A marzo, durante le qualificazioni di Indian Wells, Lucrezia Stefanini aveva ricevuto su WhatsApp minacce di morte nel caso non avesse perso la partita successiva: ai messaggi era allegata la foto di una pistola, con riferimenti ai nomi dei genitori e al luogo di nascita della giocatrice. La WTA aveva rafforzato la sua sicurezza, accompagnandola fino alla macchina dopo il match. A febbraio era stato Mattia Bellucci a denunciare pesanti insulti sui social dopo la sconfitta a Delray Beach. Negli anni precedenti episodi simili avevano coinvolto Martina Trevisan e Francesco Maestrelli, con messaggi di morte, minacce e insulti rivolti anche ai familiari, in relazione alle scommesse sulle loro partite.

Il paradosso è che, mentre crescono gli episodi di questo tipo, il tennis continua ad avvicinarsi al betting anche sul piano commerciale: lo US Open ha recentemente annunciato Kalshi come nuovo partner ufficiale per i prediction market, una partnership presentata come uno strumento per aumentare il coinvolgimento dei tifosi. È in questo contesto che la politica italiana ha deciso di intervenire.

La Camera chiede limiti più severi alle scommesse live

Il 10 settembre la deputata Alessia Ambrosi (Fratelli d’Italia) ha presentato alla Camera un’interrogazione rivolta ai ministri dello Sport, dell’Interno e delle Finanze, prendendo spunto proprio dalle minacce denunciate da Berrettini e da altri tennisti italiani. Tra le richieste contenute nel documento, riprese dall’agenzia Agipronews:

  • maggiore sicurezza nei tornei, soprattutto nei Challenger, nei circuiti minori e nelle competizioni giovanili;
  • chiusura dei conti di gioco dei responsabili identificati, in coordinamento con l’ADM e i concessionari autorizzati;
  • limiti più rigorosi alle scommesse in tempo reale e su singoli eventi;
  • un protocollo nazionale o un presidio permanente con un canale unico per le segnalazioni;
  • assistenza legale e psicologica, conservazione delle prove digitali e raccordo con forze di polizia, federazioni e organismi internazionali;
  • iniziative normative ed educative contro l’intreccio tra scommesse illegali, violenza digitale e manipolazione delle competizioni.

La richiesta di limiti alle scommesse live non riguarda soltanto gli atleti. Il gioco in tempo reale è da tempo considerato uno dei terreni più delicati anche per chi scommette: la partita che scorre spinge a decisioni rapide, a scommettere d’impulso, a rincorrere le perdite nello stesso evento, in un loop emotivo che la prevenzione conosce bene e che rende più difficile mantenere il controllo. Chi arriva a insultare, minacciare o inseguire le proprie perdite ha superato da tempo il confine del gioco controllato, e i segnali sono gli stessi che precedono una dipendenza da gioco d’azzardo.

I numeri di un mercato che continua a crescere

Il contesto è quello di un mercato enorme e in espansione. Secondo il Bilancio di esercizio 2025 dell’ADM, la raccolta complessiva del gioco pubblico in Italia ha superato i 165 miliardi di euro, mentre la spesa effettiva dei giocatori, cioè le perdite, si è attestata intorno ai 21,8 miliardi. Crescono anche i controlli: oltre 31.400 verifiche nel settore giochi, 1.038 siti illegali inibiti e 28 esercizi sospesi per la tutela dei minori. Ecco i numeri principali:

Indicatore Dato Fonte
Raccolta complessiva 2025 165,3 miliardi di euro ADM, Bilancio di esercizio 2025
Spesa dei giocatori (perdite) 2025 21,8 miliardi di euro ADM, Bilancio di esercizio 2025
Controlli ADM nel settore giochi 2025 31.400 ADM, Bilancio di esercizio 2025
Siti illegali inibiti nel 2025 1.038 ADM, Bilancio di esercizio 2025
Esercizi sospesi per tutela dei minori 28 ADM, Bilancio di esercizio 2025
Italiani che hanno giocato nel 2024 16,6 milioni (31,9% degli over 14) Istat, rapporto Giochi e Videogiochi
Persone a rischio ludopatia moderato o grave circa 1,5 milioni Istituto Superiore di Sanità

A questi dati si aggiunge il quadro tracciato dal Libro nero di CGIL, Federconsumatori e ISSCON, secondo cui gli italiani perdono quasi 22 miliardi di euro all’anno nel gioco d’azzardo: una cifra che vale più del doppio delle entrate dello Stato dal settore e che racconta quanto sia urgente investire in prevenzione, informazioni corrette e servizi di supporto.

Quando il gioco diventa un problema

Dietro le minacce agli atleti c’è lo stesso meccanismo che rovina la vita di tanti giocatori e delle loro famiglie: la posta in gioco che cresce, la difficoltà a fermarsi, il bisogno di recuperare le perdite. Riconoscere i segnali per tempo è il primo passo. Se ti accorgi che il gioco occupa sempre più pensieri, che scommetti per recuperare quanto perso o che nascondi le tue giocate, puoi fare un test di autovalutazione gratuito e confrontarti con un professionista.

Esistono strumenti concreti per proteggersi: i limiti di gioco impostabili sui conti dei concessionari autorizzati, l’autoesclusione dai canali di gioco, e i percorsi di aiuto dei SerD, i servizi pubblici per le dipendenze, che offrono supporto psicologico gratuito e in totale anonimato.

Il gioco d’azzardo deve restare un passatempo, non diventare una minaccia per sé o per gli altri. Se tu o una persona cara state perdendo il controllo, chiedere aiuto è il primo passo verso la ripresa: chiama il numero verde 800 558 822 o rivolgiti al SerD più vicino. Non sei solo.