
Un sito che pubblica pronostici, quote e link per aprire un conto di gioco non è un giornale: è un canale pubblicitario travestito da giornale. È su questo confine che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha deciso di intervenire, annunciando una consultazione pubblica di trenta giorni sul testo di aggiornamento delle linee guida dedicate ai siti di infotainment sulle scommesse. La posta in gioco non è la libertà di cronaca sportiva, ma la possibilità di continuare a usare l’informazione come porta d’ingresso verso l’azzardo.
Il meccanismo è noto a chiunque abbia aperto un portale con suffisso .live, .sport o .news riconducibile a un operatore di gioco. Si comincia con la cronaca della partita, si prosegue con le quote, si finisce con il pulsante che porta all’offerta. Ogni passaggio è tecnicamente informativo, e proprio per questo finora restava fuori dal divieto. Il documento messo in consultazione prova a chiudere quella fessura con criteri verificabili: una redazione vera, un direttore responsabile, aggiornamenti frequenti, nessun collegamento all’offerta.
Cosa prevede il documento in consultazione
Secondo quanto riportato dalle agenzie specializzate, il testo predisposto dall’Autorità interviene su più fronti contemporaneamente. Non si tratta di un divieto nuovo, ma di un’interpretazione più stretta del divieto già esistente, con requisiti che un portale deve dimostrare di possedere per continuare a essere considerato informazione e non promozione.
- Redazione reale e direttore responsabile. Per beneficiare dell’esenzione dal divieto pubblicitario, i siti dovranno strutturarsi come testate giornalistiche, con un direttore responsabile e un flusso di aggiornamento effettivo e frequente dei contenuti.
- Stop ai reindirizzamenti. Vietati gli strumenti tecnici e i link che portano direttamente all’offerta di gioco, all’apertura di conti, alle quote, ai pronostici e ai bonus.
- Stop ai marchi. Non sarà più possibile riprodurre i marchi degli operatori di betting e gaming, né usare il logo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli o citare il numero di concessione come segnale di legalità.
- Vigilanza sui rapporti economici. L’Autorità intende verificare la registrazione dei marchi, l’effettivo svolgimento dell’attività di infotainment e la trasparenza dei rapporti economici tra portali e operatori. L’attenzione si estende anche alle sponsorizzazioni e alla cartellonistica negli ambienti sportivi.
Il testo è aperto alla consultazione di trenta giorni, durante la quale operatori, editori e associazioni potranno presentare osservazioni. Solo dopo quella fase le linee guida potranno essere adottate in via definitiva, e resta da capire come verrà declinato in concreto il requisito della «struttura giornalistica», cioè quante persone, quali competenze e quale continuità editoriale serviranno per essere considerati una testata.
Perché il Decreto Dignità non bastava
Il quadro normativo di riferimento è l’articolo 9 del decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2018, n. 96. La norma vieta «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro», su qualunque mezzo: manifestazioni sportive, televisione, radio, stampa, affissioni e canali digitali, social media compresi. Il divieto pesa sul committente, sul proprietario del mezzo o del sito e sull’organizzatore dell’evento, con una sanzione pari al 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 euro per ogni violazione.
Il problema è che il divieto convive con la tutela dell’informazione. Le linee guida adottate dall’Autorità con la delibera 132/19/CONS hanno chiarito i confini applicativi, ma hanno anche lasciato aperta la zona grigia dei contenuti che parlano di gioco senza dichiararsi promozionali. Un portale che racconta il calcio e intanto ospita un comparatore di quote è formalmente un mezzo di informazione. È esattamente in quella zona che si è spostata una parte crescente della comunicazione degli operatori, dopo che la pubblicità diretta è diventata vietata. La pagina ufficiale dell’Autorità sul divieto di pubblicità del gioco d’azzardo ricostruisce la norma e i provvedimenti collegati.
Quanto vale la pubblicità mascherata
Il dato economico aiuta a capire perché la partita è così disputata. Nella stagione 2025-2026 le sponsorizzazioni legate al gioco nel solo campionato di Serie A valgono circa 40 milioni di euro, contro i circa 120 milioni di prima del Decreto Dignità: un terzo del valore iniziale, ma una cifra ancora decisiva per i bilanci del calcio italiano. A questo si aggiungono gli investimenti sui portali di infotainment, che non compaiono nei contratti di sponsorizzazione e sono molto più difficili da quantificare.
La stretta non passa soltanto dall’Autorità. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha inserito nel decreto sulle accise una misura sulla deducibilità degli investimenti pubblicitari, pensata per colpire le promozioni non conformi al nuovo quadro. E sul fronte opposto, quello della comunicazione responsabile, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha inviato ai concessionari online il documento programmatico 2026: la spesa per la distribuzione a pagamento su social e canali digitali non potrà superare il 35% del budget di ciascuna campagna, e ogni concessionario dovrà destinare allo 0,2% dei ricavi netti, fino a un massimo di un milione di euro, campagne informative ed educative. Quattro i temi obbligatori: gestione finanziaria e rischi economici, dipendenza da gioco, potenzialità e limiti degli strumenti di protezione, pericoli dell’offerta illegale.
Il numero che sposta il problema
Se la pubblicità conta, è perché dall’altra parte c’è un sistema di cura che continua a intercettare una parte piccola del fenomeno. Il report Nexus, realizzato nell’ambito della ricerca «Italia delle dipendenze 2025» con i dati delle strutture sanitarie lombarde, fotografa 42.120 persone in cura nelle sette Ats regionali che hanno trasmesso dati completi. Il disturbo da gioco d’azzardo riguarda 2.830 persone, il 7% del totale, ed è la terza voce dopo sostanze e alcol.
| Tipologia di dipendenza | Persone in cura | Quota sul totale |
|---|---|---|
| Sostanze stupefacenti | 28.821 | 68% |
| Alcol | 10.469 | 25% |
| Disturbo da gioco d’azzardo | 2.830 | 7% |
| Totale | 42.120 | 100% |
La distribuzione territoriale dice molto su dove si concentra la domanda di cura:
| Ats | Prese in carico totali |
|---|---|
| Ats Milano (Milano e Lodi) | 16.295 |
| Ats Insubria | 6.156 |
| Ats Bergamo | 5.973 |
| Ats Brianza | 5.686 |
| Ats Val Padana | 4.334 |
| Ats Pavia | 2.291 |
| Ats Montagna | 1.385 |
Fonte: report Nexus, dati 2025 delle strutture sanitarie lombarde (sette Ats su otto; i dati dell’Ats di Brescia non sono stati integrati).
Nell’Ats Milano, che copre le province di Milano e Lodi, le prese in carico per disturbo da gioco sono 1.041, il 36,8% di tutte quelle registrate in regione: oltre un terzo dei giocatori in cura della Lombardia si concentra in un solo territorio. È un dato che va letto con cautela, perché misura l’accesso ai servizi e non la prevalenza del fenomeno, ma dice una cosa importante: dove i servizi ci sono e sono raggiungibili, le persone arrivano. Dove non ci sono, il disturbo resta invisibile.
Cosa cambia davvero per chi gioca
Le nuove regole sui portali non elimineranno l’azzardo dal web, e sarebbe illusorio pensarlo. Quello che possono fare è togliere l’effetto più insidioso della comunicazione di gioco: la sensazione che giocare sia la naturale continuazione di seguire lo sport. Quando un sito di notizie smette di essere un corridoio verso il conto di gioco e torna a essere un luogo dove si leggono risultati e cronache, cambia il contesto in cui la persona incontra il gioco. Per chi ha un rapporto già problematico, la differenza tra un ambiente che spinge e uno che non spinge è concreta.
La prevenzione, però, non si fa soltanto con i divieti. Le campagne di comunicazione responsabile, per quanto obbligatorie e finanziate, arrivano a una platea ristretta: lo stesso documento dell’Agenzia ricorda che i messaggi devono essere informativi ed educativi, senza promuovere il gioco, e che il loro finanziamento è una quota dei ricavi degli operatori. Il punto resta la possibilità di riconoscere il rischio prima che diventi dipendenza, e di sapere dove andare quando il controllo si perde. Su questo il sito ha una pagina dedicata alla prevenzione al gioco d’azzardo e una guida ai segnali della ludopatia.
Vale anche la pena ricordare che la stretta sulla pubblicità non è un tema nuovo: la multa da 50.000 euro contestata dall’Autorità per la pubblicità di slot e Vlt è finita davanti al Tar Lazio, che ha rinviato il giudizio al 27 novembre. Ne abbiamo scritto in questo articolo sul contenzioso. La differenza, oggi, è che il perimetro non riguarda più soltanto lo spot esplicito, ma l’intera architettura dei siti che vivono di gioco.
Se il gioco ha smesso di essere un gioco
Chiedere aiuto non richiede di aver toccato il fondo. I Servizi per le dipendenze delle aziende sanitarie, i SerD, offrono valutazione e percorsi di cura gratuiti, anche su accesso diretto, e accolgono anche i familiari. Il Telefono Verde Gioco d’Azzardo dell’Istituto Superiore di Sanità 800 558 822 è attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16, con psicologi in linea. Dal 24 giugno 2026 è attivo anche il Numero Verde Unico Dipendenze 800 940 789, gratuito e anonimo, che copre droga, alcol, fumo, doping, nuove tecnologie e gioco d’azzardo.
Se non sai da dove cominciare, il test di autovalutazione del sito può aiutarti a capire se il rapporto con il gioco è diventato qualcosa di diverso da un passatempo. Nessuna soglia è uguale per tutti, ma una domanda vale sempre la pena di farsela: quanto del tempo e del denaro che dedico al gioco è ancora una scelta?
Il gioco d’azzardo è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza patologica. Se giocare non è più un piacere ma un bisogno, parlane con il tuo medico di base, rivolgiti al SerD della tua zona o chiama l’800 558 822. Non sei solo, e non è colpa tua.