
Mercoledì 16 settembre l’Aula della Camera ha affrontato la conversione del decreto accise, il provvedimento con disposizioni urgenti sui prezzi dei carburanti e sulla vicenda ILVA. Tra gli emendamenti e gli ordini del giorno discussi, però, c’era spazio anche per il gioco d’azzardo: fiscalità, pubblicità indiretta e prevenzione delle dipendenze sono finite al centro del dibattito. Per chi lavora ogni giorno sul fronte della prevenzione della ludopatia, l’esito è stato deludente: le misure che chiedevano di destinare una parte delle entrate del gioco alla cura e alla prevenzione sono state respinte, e un altro ordine del giorno sul gioco responsabile è stato ritirato.
La prevenzione resta fuori dal decreto: respinto l’ordine del giorno del PD
Il provvedimento più importante per chi segue il tema della dipendenza da gioco era l’ordine del giorno presentato dal senatore Vaccari e firmato anche da Merola, Berruto, Peluffo, Simiani e Furfaro. Il testo chiedeva al Governo di ripensare la destinazione delle maggiori entrate fiscali che arrivano dal settore dei giochi, previste dall’articolo 2-ter del decreto, per indirizzarle alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione delle dipendenze patologiche. In particolare, l’atto impegnava l’esecutivo a:
- rafforzare il contrasto alle forme di pubblicità e promozione indiretta del gioco, che aggirano i divieti esistenti;
- intensificare le attività di vigilanza e monitoraggio sul settore;
- destinare prioritariamente le maggiori entrate del gioco al finanziamento di prevenzione, cura e riabilitazione delle dipendenze;
- rafforzare le tutele per i minori e per i soggetti più vulnerabili;
- riferire periodicamente alle Camere sull’andamento delle entrate e sull’evoluzione della promozione diretta e indiretta del gioco.
L’ordine del giorno è stato respinto. A motivare il voto contrario in Aula ha contribuito anche la posizione del Movimento 5 Stelle: Andrea Quartini ha spiegato che la parte del provvedimento che destina le entrate del gioco alla cura delle dipendenze «non convince», perché «l’idea stessa che l’azzardo finanzi se stesso è un’idea malata, è patologica di per sé». «Un milione e mezzo di persone che azzardano in questo Paese sono un problema enorme, perché riguarda almeno un milione e mezzo di famiglie», ha aggiunto, sottolineando che il gioco «va tassato» per essere disincentivato, «non con l’idea che sia utile al Paese», e invitando a fare «operazioni educative autentiche»: «Smettiamola di chiamarlo gioco, perché non è un gioco».
Le misure sul gioco discusse in Aula, in sintesi
Il dibattito si è snodato tra atti di indirizzo e un emendamento. Ecco il quadro completo di ciò che è accaduto, come ricostruito dall’agenzia AGIMEG:
| Atto | Proponenti | Contenuto | Esito |
|---|---|---|---|
| Ordine del giorno Vaccari (PD) | Vaccari, Merola, Berruto, Peluffo, Simiani, Furfaro | Destinare le maggiori entrate del gioco (art. 2-ter) a prevenzione, cura e riabilitazione delle dipendenze; più vigilanza e tutele per minori e vulnerabili | Respinto |
| Ordine del giorno De Bertoldi (Lega) | De Bertoldi | Evitare che gli investimenti dei concessionari (in primis online) per informazione, prevenzione e gioco responsabile siano assimilati alle spese di rappresentanza | Ritirato |
| Emendamento 1.23 Sottanelli | Sottanelli, Bonetti, Merola (AZ-PER-RE) | Allineare le tasse su superalcolici, tabacchi e gioco d’azzardo ai livelli europei per ridurre quelle sui carburanti | Respinto |
| Articolo 2-ter del decreto | Governo | Non deducibilità fiscale delle sponsorizzazioni riconducibili a operatori di gioco che fanno informazione o comparazione di quote | Nel testo in conversione |
Pubblicità indiretta: cosa prevede l’articolo 2-ter
Il cuore fiscale del provvedimento per il settore è l’articolo 2-ter, che rende non deducibili ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP le spese di sponsorizzazione, o di contratti analoghi, sostenute da soggetti direttamente o indirettamente riconducibili agli operatori di gioco legale che svolgono attività di informazione o di comparazione di quote e offerte. Si tratta di un primo intervento contro la cosiddetta pubblicità indiretta: affiliazioni commerciali, influencer e creatori di contenuti, codici promozionali, bonus e link a piattaforme di gioco, tutti canali che di fatto aggirano i limiti posti alla pubblicità del gioco e che possono raggiungere anche i più giovani. La tutela dei consumatori e dei soggetti più vulnerabili passa anche da qui. Le maggiori entrate derivanti da questa norma, però, confluiscono nel Fondo per interventi strutturali di politica economica, non nei programmi di prevenzione delle dipendenze: ed è proprio su questo punto che si è giocata la partita politica di mercoledì.
La proposta Bonetti: tassare il gioco come nel resto d’Europa
Elena Bonetti (AZ-PER-RE) ha difeso l’emendamento 1.23, poi respinto, che puntava a un riequilibrio complessivo della fiscalità: portare le tasse su superalcolici, tabacchi e gioco d’azzardo ai livelli medi europei, e con le maggiori risorse ridurre le accise su benzina e diesel. «Proponiamo una copertura efficace, quantificata», ha spiegato, «non si tratta di un surplus di tasse, ma semplicemente equipariamo le tasse che si pagano in Italia a quelle che si pagano in Europa». Una tesi che riaccende il dibattito, da tempo aperto, sul fatto che l’azzardo in Italia sia tra i meno tassati d’Europa e sull’uso che lo Stato fa delle entrate che ne derivano: un tema che abbiamo approfondito analizzando il calo del gettito erariale dal gioco d’azzardo, sceso del 6,2% nei primi sette mesi del 2026 fermandosi a circa 4,3 miliardi di euro mentre la raccolta continua a crescere.
Perché la destinazione delle entrate è una questione di prevenzione
Il nodo non è solo fiscale: è di salute pubblica. Le risorse destinate alla prevenzione della ludopatia restano limitate rispetto alla dimensione del fenomeno. Il Fondo per le dipendenze patologiche vale 94 milioni di euro l’anno, 32 dei quali finanziano i piani regionali contro il gioco d’azzardo patologico, come raccontato nell’articolo sui criteri di distribuzione dei fondi per la prevenzione. Numeri che appaiono ancora più esigui se confrontati con le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui in Italia circa 1,5 milioni di persone presentano un profilo di rischio moderato o grave legato al gioco d’azzardo: le stesse dimensioni citate in Aula da Quartini. Dietro ogni numero c’è una famiglia, spesso lasciata sola: riconoscere i segnali è il primo passo, come spieghiamo nella guida su come riconoscere la dipendenza da gioco e uscirne.
Cosa può fare chi gioca, e chi gli sta accanto
Mentre la politica discute di aliquote e coperture, la prevenzione si gioca ogni giorno nelle famiglie. Se tu o una persona cara riconoscete alcuni campanelli d’allarme (pensare al gioco in modo continuo, inseguire le perdite, mentire sulle somme spese, giocare per sfuggire ai problemi), chiedere aiuto è possibile e non è un segno di debolezza. I SerD, i servizi pubblici per le dipendenze presenti in tutte le Asl, offrono percorsi di cura gratuiti e riservati: trovi tutte le informazioni nella nostra pagina dedicata al SerD. È inoltre attivo il numero verde nazionale 800 558 822, un servizio gratuito di supporto e consulenza per chi ha un problema di gioco e per i suoi familiari. Il gioco d’azzardo non è un gioco: è una dipendenza che si può curare, e non c’è vergogna nel chiedere una mano.