Gioco d’azzardo e salute mentale: ansia, depressione e altro

Ludopatia e salute mentale: ansia, depressione e pensieri suicidari come conseguenze, le doppie diagnosi (comorbilità) e perché curare il gioco aiuta tutta la persona.

Ludopatia e salute mentale sono strettamente intrecciate, in un rapporto a doppio senso che è essenziale comprendere. Il gioco d’azzardo problematico può causare sofferenza psicologica, ma molto spesso convive con altri disturbi preesistenti, che a loro volta possono averne favorito l’insorgenza. Questo significa una cosa importante: curare la ludopatia non vuol dire occuparsi solo del “vizio del gioco”, ma prendersi cura della persona nel suo complesso, perché dietro e accanto al gioco c’è quasi sempre un disagio più ampio.

Le conseguenze psicologiche del gioco

Vivere dentro il gioco problematico significa convivere con un carico emotivo pesante e costante: ansia per le perdite e per i debiti, sensi di colpa verso la famiglia, vergogna per le bugie raccontate e un progressivo crollo dell’autostima. Man mano che la situazione economica e relazionale peggiora, possono comparire depressione, disturbi del sonno, irritabilità, ritiro sociale e, nei casi più gravi, pensieri di farsi del male o pensieri suicidari. È una sofferenza reale e seria, che non va mai minimizzata né liquidata come “esagerazione” o “mancanza di forza di volontà”.

Se hai pensieri di farti del male o sei in crisi, non restare solo: chiama il 112 o rivolgiti al Pronto Soccorso più vicino. Per un sostegno specifico sul gioco, il Telefono Verde 800 558 822 è gratuito e anonimo.

Le doppie diagnosi (comorbilità)

Spesso la ludopatia si accompagna ad altri disturbi: è ciò che in clinica si chiama comorbilità o “doppia diagnosi”. Le condizioni più frequentemente associate sono la depressione, i disturbi d’ansia, l’abuso di alcol o sostanze, i disturbi dell’umore e alcuni tratti di personalità impulsiva. Il rapporto può andare in entrambe le direzioni: in alcuni casi il gioco è un tentativo di “automedicare” un disagio già presente, una fuga da ansia, vuoto o dolore; in altri è il gioco stesso, con le sue conseguenze, a innescare o aggravare il disturbo dell’umore. Per questo un percorso efficace deve valutare e trattare entrambi gli aspetti, non solo il sintomo più visibile.

Il legame con il corpo

La sofferenza mentale ha ricadute fisiche, e viceversa: insonnia, tensione muscolare, disturbi gastrointestinali e affaticamento sono frequenti, come spieghiamo nella pagina dedicata ai sintomi fisici della ludopatia. Mente e corpo, nel gioco problematico, soffrono insieme: trascurare l’uno significa rallentare la guarigione dell’altro.

Perché chiedere aiuto cambia le cose

Affrontare la dipendenza con un percorso adeguato, Ser.D, psicoterapia, gruppi di auto-aiuto, migliora nettamente anche ansia, umore e qualità del sonno. I due percorsi si rafforzano a vicenda: ridurre il gioco allenta lo stress, e affrontare ansia o depressione rende più facile non ricadere. Trattare il gioco significa, in concreto, restituire respiro alla salute mentale e ricostruire un equilibrio complessivo di vita. Chiedere aiuto, in questo senso, non è un segno di debolezza ma un investimento sul proprio benessere.

Il ruolo di chi sta vicino

Anche i familiari sono coinvolti e possono soffrire di ansia, stress e senso di impotenza. Riconoscere il proprio limite, informarsi e cercare a propria volta sostegno (ad esempio nei gruppi Gam-Anon) è non solo legittimo ma utile a tutta la famiglia.

Pensi di avere un problema con il gioco? Fai il test di autovalutazione o chiama il Telefono Verde 800 558 822.

Riconoscere quando è il momento di chiedere aiuto

Non bisogna aspettare di “toccare il fondo” per rivolgersi a qualcuno. Alcuni segnali indicano che è bene farlo presto: umore costantemente basso, ansia che interferisce con la vita quotidiana, insonnia persistente, perdita di interesse per attività un tempo piacevoli, isolamento dagli altri, oppure pensieri ricorrenti di colpa o di disperazione legati al gioco. La presenza di questi segnali, soprattutto se combinati, è un motivo più che sufficiente per chiedere un confronto con un professionista o per chiamare il numero verde.

Quali figure possono aiutare

Il percorso può coinvolgere diverse figure, spesso in modo integrato: il medico di famiglia come primo riferimento; lo psicologo o psicoterapeuta per il lavoro sui pensieri, sulle emozioni e sui comportamenti; lo psichiatra quando è utile valutare un supporto farmacologico per ansia o depressione associate; il Ser.D come servizio specializzato e gratuito. Non c’è un’unica strada giusta: l’importante è iniziare, anche con un solo passo.

Domande frequenti

La ludopatia può causare depressione o è il contrario?
Entrambe le cose: in alcuni casi il gioco nasce come fuga da un disagio preesistente, in altri è il gioco a innescare ansia e depressione. Spesso si alimentano a vicenda.
Curare la depressione fa passare anche il problema di gioco?
Aiuta, ma di solito non basta: è importante trattare entrambi gli aspetti insieme, perché sono collegati ma distinti.