Azzardo online e adescamento: perché nessuno esce dal labirinto da solo

Al convegno «Giocarsi la vita» di Roma il mondo della prevenzione ha chiesto dati trasparenti e presenze vere accanto a chi gioca: i numeri su minori e azzardo, come funziona l’adescamento online e dove chiedere aiuto.

Un labirinto illuminato di notte e un filo luminoso che conduce verso l'uscita

Quando si parla di azzardo online e adescamento la tentazione è cercare un colpevole unico. Il convegno «Giocarsi la vita. Azzardo e adescamento online», promosso a Roma il 1° ottobre dal Copercom, ha scelto un’altra strada: raccontare il fenomeno per quello che è, un labirinto in cui si entra per curiosità, per noia o per solitudine e dal quale, quasi mai, si esce da soli.

«Il mondo digitale in cui viviamo, e in cui l’azzardo online e l’adescamento prosperano, somiglia a un labirinto», ha detto Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei. «Al centro c’è un mostro che non chiede sacrifici rituali: chiede tempo, denaro, libertà, a volte l’intimità delle persone». Per uscire, ha spiegato, serve un filo: non abbatte i muri e non uccide il mostro, ma permette di ritrovare la strada, a patto che qualcuno lo tenga dall’ingresso.

Non chiamiamo «gioco» quello che gioco non è

Il primo filo, per Corrado, è la denuncia, «ferma sui princìpi, mite nel modo», che comincia dal rimettere le parole al loro posto. «Non chiamiamo gioco quello che gioco non è», ha detto. Il secondo è la prossimità: l’adescamento imita la presenza, costruisce fiducia, si insinua nelle chat e nelle piattaforme dove i ragazzi passano il tempo; la risposta non è «un’altra tecnologia più brillante», ma una presenza vera, fatta di relazioni e di cura reciproca. Il terzo filo è la sensibilizzazione, che significa informare «con speranza e non con paura». Il quarto è la rete: «Vince chi smette», ricorda Corrado citando un progetto di Caritas italiana, ma «nessuno smette da solo».

Lo stesso 1° ottobre, la Consulta nazionale antiusura «Giovanni Paolo II» ha rilanciato l’allarme con parole dure. Il suo presidente, Luciano Gualzetti, ha denunciato «un grave e inaccettabile bavaglio informativo»: le istituzioni, sostiene, non condividono in modo completo e trasparente i dati sul consumo effettivo di gioco, in particolare quelli del comparto online e quelli territoriali. «Dietro i numeri ci sono storie di solitudine, sofferenza e povertà che non possono essere ignorate», ha aggiunto, chiedendo un codice etico rigoroso su donazioni e sponsorizzazioni dei concessionari.

Che cosa dicono i numeri

Il problema non è di percezione. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa 18,45 milioni di persone hanno giocato d’azzardo negli ultimi dodici mesi e circa 1,5 milioni presentano un profilo di gioco problematico. La quota più delicata resta quella degli adolescenti: tra gli studenti tra i 14 e i 17 anni che giocano, il 10,4% mostra un profilo problematico. E il numero di ragazzi che si avvicinano al gioco continua a crescere.

Indicatore Dato Fonte
Persone che hanno giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi 36,4% della popolazione, circa 18,45 milioni Istituto Superiore di Sanità
Giocatori con profilo problematico 8,3%, circa 1,5 milioni Istituto Superiore di Sanità
Studenti 14-17 anni che giocano con profilo problematico 10,4% Istituto Superiore di Sanità
Servizi del Servizio sanitario nazionale per il disturbo da gioco d’azzardo 163 in tutta Italia (68 al Nord, 50 al Centro, 45 tra Sud e Isole) Istituto Superiore di Sanità

I numeri spiegano perché la prevenzione debba arrivare prima del primo accesso e non dopo il primo debito. Su un territorio con 163 servizi pubblici dedicati, la differenza la fanno spesso i luoghi intermedi: la scuola, lo sport, il medico di base, il gruppo di genitori.

Come funziona l’adescamento online

Nell’azzardo digitale l’aggancio non passa quasi mai da un invito esplicito a giocare. Spesso comincia su piattaforme di messaggistica come Telegram, dove girano i casino su Telegram, fatti di bot e canali privati. Funziona per gradi, come una relazione costruita:

  • Contatto apparentemente innocuo. Una chat, un gruppo di gioco, un commento sotto un video: il primo messaggio sembra normale.
  • Fiducia e riservatezza. L’interlocutore diventa «l’unico che capisce», si sposta su canali privati e chiede piccoli segreti.
  • Isolamento. Si suggerisce di non parlarne con i genitori, perché «non capirebbero».
  • La prova. Arriva la prima registrazione, il primo deposito, il primo bonus «gratis» che lega il minore a un conto di gioco, talvolta alimentato da un deposito via credito telefonico che non lascia traccia sul conto dei genitori.
  • Il ricatto. Quando esiste una perdita o un’immagine da proteggere, la richiesta diventa minaccia: non dirlo a nessuno.

Su questo terreno le regole contano. Dal 12 novembre 2025 è in vigore il regolamento Agcom sulla verifica dell’età online, che obbliga i siti con contenuti per adulti e quelli di gioco d’azzardo a controllare davvero chi accede. L’Autorità è poi intervenuta sulle campagne di gioco responsabile, per impedire che la prevenzione diventi pubblicità mascherata. E per i genitori esiste uno strumento semplice: se un sito di gioco d’azzardo online consente di fatto l’accesso ai minori, va segnalato alla Polizia Postale su commissariatodips.it.

Che cosa può fare una famiglia

Il messaggio del convegno romano è chiaro: nessuno smette da solo, e nessuno si accorge da solo. Alcuni segnali da non sottovalutare:

  • Denaro che sparisce senza spiegazioni, prestiti chiesti a coetanei, ricariche su carte prepagate.
  • Tempo sempre più lungo davanti allo schermo, di notte, con il telefono girato o la porta chiusa.
  • Umore che cambia con l’esito di una partita: irritabilità, euforia, silenzi.
  • Scuola e relazioni che peggiorano, amicizie abbandonate, assenze.
  • Menzioni del gioco in chat o nei gruppi, anche scherzose, che ritornano sempre.

Il consiglio che ricorre in tutte le esperienze di cura è uno solo: parlare prima, senza umiliare. Il gioco d’azzardo patologico è un disturbo riconosciuto dal Servizio sanitario nazionale come Livello essenziale di assistenza, e la presa in carico nei SerD è gratuita. Per chi convive con il problema di un familiare, la pagina su come aiutare gli altri raccoglie indicazioni pratiche su cosa dire e cosa non dire, mentre la sezione sulla prevenzione fra gli adolescenti entra nel merito dei segnali scolastici. Chi vuole fare il punto sul proprio rapporto con il gioco può partire dal test ludopatia.

Dove chiedere aiuto

Il Telefono Verde nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità dedicato al gioco d’azzardo, 800 558 822, è attivo dal 2017 e risponde dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16. Dal 24 giugno 2026 esiste anche un Numero Verde unico per le dipendenze, 800 940 789, gratuito e anonimo, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19:30, che copre anche il gioco d’azzardo. Accanto ai numeri pubblici lavorano le associazioni di mutuo aiuto e i servizi territoriali: in molti casi è proprio il primo colloquio a rompere l’isolamento.

Giocare d’azzardo comporta rischi per la salute e per il patrimonio: la probabilità di vincita è strutturalmente sfavorevole a chi gioca e non esistono sistemi capaci di battere la matematica del banco. Se il gioco non è più un piacere ma un bisogno, chiedere aiuto non è una resa: è il primo passo per riprendere il controllo.

Fonte: AgenSIR, «Azzardo e adescamento online: Corrado (Cei), nessuno smette da solo» (1° ottobre 2026).