Ludopatia digitale: a Milano il convegno sugli algoritmi che spingono a giocare

Al Palazzo Pirelli di Milano il Corecom Lombardia ha messo al centro la ludopatia digitale: profilazione algoritmica, divieto di pubblicità, parental control e i dati dell’Iss su ragazzi e gioco d’azzardo. Cosa cambia per chi gioca e per le famiglie.

Smartphone acceso su una scrivania di notte

La ludopatia digitale è il nuovo fronte del gioco d’azzardo, e il 1° ottobre 2026 la Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli, a Milano, le ha dedicato un convegno: “Ludopatia digitale, la responsabilità algoritmica e il ruolo dei Media”, promosso dal Corecom Lombardia nell’ambito della Milano Digital Week. Il tema era semplice e scomodo: quando il gioco si sposta dallo schermo di una slot machine allo smartphone che teniamo in tasca, cambiano i tempi, i freni sociali e le occasioni di rischio. A moderare i lavori è stato Cesare Gariboldi, presidente del Corecom Lombardia, con i saluti del presidente del Consiglio regionale Federico Romani e del sottosegretario regionale Ruggero Invernizzi.

Il messaggio di apertura del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha insistito su un punto: la trasformazione digitale richiede nuove tutele per la salute pubblica e una sinergia stabile tra istituzioni e tessuto sociale. Un modo per dire che la prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo non si fa più soltanto con gli avvisi davanti alle sale, ma anche con il modo in cui sono progettate le app che usiamo ogni giorno.

Il gioco si è spostato sul telefono, e i numeri lo dicono

Il contesto in cui si inserisce il dibattito è quello fotografato ogni trimestre dal Bollettino statistico dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Nel primo trimestre del 2026 la raccolta complessiva del gioco d’azzardo in Italia ha toccato 45 miliardi e 440 milioni di euro, con un aumento di oltre il 17% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando con 38 miliardi e 755 milioni il record era già stato superato. La parte che cresce di più è quella che non ha un locale fisico: la voce “altri giochi”, che raccoglie il gioco online, è passata da 20,253 a 23,172 miliardi di euro.

Voce (Bollettino ADM) Primo trimestre 2025 Primo trimestre 2026
Raccolta totale 38,755 mld € 45,440 mld €
Gioco online (voce “altri giochi”) 20,253 mld € 23,172 mld €
Slot e VLT 5,291 mld € 7,870 mld €
Scommesse 7,351 mld € 8,372 mld €
Giochi numerici e lotterie 5,859 mld € 6,025 mld €
Spesa dei giocatori (perdita secca) 4,484 mld € 5,713 mld €
Entrate per lo Stato 2,483 mld € 2,682 mld €

C’è una sproporzione che vale la pena leggere con calma: la spesa dei giocatori, cioè il denaro che resta nelle casse degli operatori e non torna indietro, è salita da 4,484 a 5,713 miliardi di euro in un solo anno, mentre le entrate per lo Stato sono passate da 2,483 a 2,682 miliardi. Il gioco online è tassato meno di quello fisico, e questo spiega perché la raccolta cresca molto più in fretta del gettito. È il motivo per cui, come ha ricordato il senatore Massimo Garavaglia, presidente della Commissione Finanze e Tesoro, la regolamentazione del canale digitale richiede strumenti nuovi e non può limitarsi a copiare le regole pensate per le sale.

Cosa ha detto l’Agcom: tre pilastri e un tetto di un milione di euro

Il commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Massimiliano Capitanio ha ricostruito l’evoluzione normativa partendo dal divieto di pubblicità del gioco introdotto dal Decreto Dignità nel 2018 e dalle linee guida successive. Ha ricordato che i concessionari sono tenuti a destinare fino a un milione di euro a campagne sul gioco responsabile, un obbligo che l’Autorità vigila con attenzione.

La strategia indicata da Capitanio si regge su tre pilastri:

  • Educazione digitale a scuola, inserita nei percorsi di educazione civica fin dai primi anni.
  • Parental control, con un uso attivo da parte delle famiglie per bloccare l’accesso dei minori a piattaforme e contenuti inappropriati.
  • Rigore sanzionatorio, con interventi diretti contro tutti i soggetti della filiera, comprese le grandi piattaforme e i singoli influencer.

Il perimetro del rischio si è allargato: creator, videogiochi, microtransazioni

Uno dei passaggi più interessanti del convegno ha riguardato ciò che sta fuori dal casinò online, comprese le sale da gioco su Telegram, dove bot e canali fanno da tavolo senza alcuna concessione italiana. Il rischio oggi passa anche dagli incentivi dei creator, dalle meccaniche dei videogiochi e dall’acquisto di contenuti digitali con dinamiche psicologiche che possono innescare comportamenti compulsivi. La stessa leva sta dietro alle promozioni costruite a tavolino sui casino esteri, come la meccanica del Bonus Crab. Non è un’impressione: è ciò che emerge dall’indagine scolastica nazionale del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità, condotta tra febbraio e aprile 2026 su 198 scuole e oltre 18.000 studenti.

Indagine Iss 2026 (studenti) 11-13 anni 14-17 anni
Almeno un comportamento a rischio tra social, gaming e azzardo 17,3% 17,9%
Profilo compatibile con disturbo da gaming 13,6% 7,9%
Ha giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi 10,6% 22,1%
Giocatori problematici tra chi gioca online n.d. 20%
Giocatori problematici tra chi gioca solo in luoghi fisici n.d. 13,7%

Il dato più utile per capire la ludopatia digitale è l’ultimo: tra i 14 e i 17 anni la quota di giocatori problematici è del 20% tra chi gioca online, contro il 13,7% di chi gioca esclusivamente in luoghi fisici. Il canale conta. E conta anche la combinazione con il gaming: tra gli studenti con un profilo di gaming problematico il 15,3% presenta anche un profilo di giocatore d’azzardo problematico, contro il 2,5% di chi non gioca ai videogiochi. Tra gli 11 e i 13 anni il divario è ancora più netto, 9,5% contro 0,5%. Come ha spiegato Simona Pichini, direttrice del Centro dell’Iss, videogiochi, gioco d’azzardo e social possono assumere caratteristiche problematiche fino a interferire con il sonno, lo studio, le relazioni e il benessere psicologico.

Complessivamente si stimano circa 340.000 giovani coinvolti nel gioco d’azzardo, nonostante il divieto per i minori di 18 anni. Un numero che rende concreto il monito di Garavaglia: nel gioco fisico la presenza degli operatori sul territorio garantisce un controllo sociale naturale, mentre l’online si consuma in solitudine, senza quei freni relazionali. Per questo ha proposto di destinare agli enti territoriali una quota del gettito generato dal settore, e ha indicato nella tutela “by design” la strada maestra: piattaforme progettate fin dall’origine con sistemi automatici di salvaguardia.

Gli algoritmi come strumento di prevenzione, non solo di ingaggio

Se la profilazione algoritmica è parte del problema, può però diventare parte della soluzione. Imma Romano, rappresentante di ACADI-EGP FIPE, ha sostenuto al convegno che la priorità è una tutela omogenea per il giocatore, indipendentemente dal canale scelto, superando la contrapposizione tra “fisico buono” e “online negativo”. Su questa base ha indicato tre usi possibili della tecnologia a fini di prevenzione predittiva:

  • Limiti personalizzati su tempo e spesa, integrati anche negli apparecchi fisici collegati alle reti centralizzate.
  • Monitoraggio dei comportamenti per intercettare precocemente i pattern di gioco a rischio.
  • Tutele calibrate sul prodotto, adattate alle caratteristiche concrete di ogni canale.

Sul fronte della comunicazione, ACADI ha proposto di superare le campagne promosse dai singoli marchi commerciali, spesso accolte con diffidenza, e di costruire una piattaforma unitaria a regia pubblica, coordinata con salute, finanze e media nazionali e locali. Una proposta che ha un precedente nel dibattito sulle campagne di gioco responsabile, al centro anche delle nuove regole Agcom.

Il rovescio della medaglia l’ha raccontato Simone Franchi di Confindustria Radio Tv Locali: il divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazione ha ridisegnato i bilanci delle emittenti di territorio, che però possono diventare un presidio di informazione consapevole. Franchi ha segnalato anche un effetto collaterale: l’ampiezza delle sanzioni spinge alcune emittenti a rinunciare perfino a campagne istituzionali legittime, per timore di sbagliare. La legge consente invece contenuti informativi, come la spiegazione delle modalità di gioco, l’indicazione dei punti vendita e delle piattaforme legali e le campagne sul gioco responsabile.

Cosa può fare una famiglia, già da stasera

Il convegno ha indicato alcune azioni concrete che non richiedono nuove leggi. Chi ha figli adolescenti può partire da qui:

  • Attivare il parental control su smartphone, tablet, console e connessione di casa, e verificare che sia davvero attivo dopo ogni aggiornamento.
  • Parlare di come funzionano le microtransazioni: bustine, skin e pass stagionali sono progettati per far ripetere l’acquisto, e riconoscere il meccanismo è il primo passo per non subirlo.
  • Guardare i segnali, non le cifre: sonno alterato, studio in calo, denaro che sparisce, irritabilità quando non si gioca.
  • Non aspettare l’emergenza: il test ludopatia del sito è uno strumento anonimo per capire se il rapporto con il gioco è diventato problematico.

Se il gioco è già un problema, chiedere aiuto funziona

La rete dei servizi pubblici esiste ed è gratuita. I SerD, i servizi per le dipendenze delle Asl, seguono il disturbo da gioco d’azzardo con équipe multidisciplinari, e il percorso può essere attivato anche dal medico di base. Per i familiari che non sanno da che parte cominciare, la pagina su come aiutare una persona che gioca raccoglie indicazioni pratiche, mentre chi vuole capire meglio il disturbo può leggere la sezione dedicata alla ludopatia.

Il Telefono Verde Gioco d’Azzardo 800 558 822 è gratuito e anonimo, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16, con psicologi dell’Istituto Superiore di Sanità. Dal 24 giugno 2026 è attivo anche il Numero Verde Unico Dipendenze 800 940 789, che copre droga, alcol, fumo, doping, nuove tecnologie e gioco d’azzardo. Le indagini aggiornate dell’Iss sono consultabili sul portale dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il gioco d’azzardo non è una fonte di reddito e non è un modo per risolvere problemi economici: è un’attività con esito casuale in cui, nel lungo periodo, si perde più di quanto si vince. Se pensi che il gioco stia occupando troppo spazio nella tua vita, parlarne con il medico di famiglia o con un servizio per le dipendenze è il passo più utile che puoi fare oggi. Nessuno viene giudicato, e nessuno deve affrontarlo da solo.