
Il gioco d’azzardo in Alto Adige non vive negli angoli nascosti del web: vive nel bar sotto casa, nella tabaccheria, nella sala giochi che si attraversa ogni mattina. È questa la fotografia che emerge dall’ultima indagine dell’Astat, l’Istituto provinciale di statistica, realizzata con la Ripartizione Salute su un campione di 5.993 persone estratte dalle anagrafi comunali, con 2.757 risposte raccolte tra marzo e maggio. E dentro quella fotografia c’è un dato che vale più di tutti gli altri: tra chi ha un rapporto patologico con il gioco, più di uno su tre non gioca per vincere. Gioca per non sentire.
Il 37% dei giocatori patologici usa slot, scommesse o gratta e vinci come una specie di anestetico emotivo, per allontanare l’ansia, la tristezza, il senso di colpa. È la crepa attraverso cui si capisce cosa significhi perdere il controllo su qualcosa che per la grande maggioranza delle persone resta un passatempo innocuo.
I numeri: chi gioca e chi è a rischio
La provincia di Bolzano conta circa 405mila abitanti tra i 16 e i 76 anni. Il 63% non ha giocato nemmeno una volta negli ultimi dodici mesi, un altro 32% lo ha fatto senza alcun segnale di problematicità. Resta un 5%, circa 20mila persone, che rientra nelle categorie a rischio: il 3% problematici e il 2% patologici. Numeri piccoli in percentuale, enormi in valori assoluti.
Il fenomeno, tra il 2016 e il 2026, è cresciuto dal 4 al 5%: un aumento che porta tutto il peso della componente maschile, salita dal 6 al 7%.
| Indicatore (Astat, indagine 2026) | Valore |
|---|---|
| Popolazione di riferimento (16-76 anni) | 405.000 abitanti |
| Non ha giocato negli ultimi 12 mesi | 63% |
| Ha giocato senza segnali di problematicità | 32% |
| A rischio (problematici + patologici) | 5% (circa 20.000 persone) |
| Ha giocato almeno una volta nella vita | 69% |
| Gioca nei luoghi pubblici | 110.000 persone |
| Gioca online | 34.000 persone |
| Segnali di problematicità tra chi gioca online | 16% – patologici 7% |
| Segnali di problematicità tra chi gioca nei luoghi fisici | 7% – patologici 2% |
| Comportamenti a rischio tra i 21 e i 30 anni | 9% (over 50: 3%) |
| Primo contatto con il gioco prima dei 20 anni | 1 persona su 3 |
| Tentativi di smettere falliti | 2.400 persone |
Il 69% della popolazione altoatesina ha provato almeno una volta nella vita una forma di gioco d’azzardo. I giochi più diffusi restano quelli tradizionali e fisici: oltre 230mila persone hanno acquistato gratta e vinci, quasi sempre nella forma cartacea, mentre lotto e SuperEnalotto restano un rito quasi automatico per chi entra in un bar o in una tabaccheria.
Il rischio è concentrato online, ma si gioca molto di più nei bar
Si gioca molto di più nei luoghi pubblici che sul web: 110mila persone contro 34mila, meno di una su dieci sul totale della popolazione. È qui però che i numeri ribaltano la percezione comune secondo cui internet sarebbe il grande accusato.
Tra chi gioca online, il 16% mostra segnali di problematicità e il 7% rientra nella fascia patologica. Tra chi gioca nei luoghi fisici le stesse percentuali scendono al 7 e al 2%. In proporzione, il rischio di scivolare in un comportamento patologico è più che triplo online. In valori assoluti contano ancora più giocatori problematici i punti vendita fisici (10.600 contro 7.600), semplicemente perché il bacino di chi gioca fisicamente è molto più ampio. Ma la concentrazione del rischio racconta un’altra storia: un ambiente digitale che, pur minoritario per diffusione, resta il più fertile per chi ha già una fragilità. Va detto che non tutto il gioco online passa da piattaforme autorizzate: fuori dalla vigilanza dello Stato restano i casino non AAMS, dove quelle fragilità trovano meno argini. È lo stesso motivo per cui la prevenzione del gioco d’azzardo non può limitarsi a spegnere uno solo dei due canali.
Chi sono i giocatori a rischio
Il primo contatto con il gioco, per un altoatesino su tre, avviene prima dei vent’anni. Quasi sempre per caso o per merito degli amici, che restano di gran lunga il canale d’ingresso più citato, mentre pubblicità e social network pesano appena il 3%. La molla che spinge davvero a giocare, per il 69% delle persone, resta la speranza di vincere qualcosa: tutte le altre motivazioni, dal passare il tempo alla ricerca di adrenalina fino alla compagnia, si dividono in quote comprese tra il 6 e l’11%.
Sono i giovani adulti tra i 21 e i 30 anni a mostrare la maggiore incidenza di comportamenti a rischio, il 9%, quasi il triplo rispetto agli over 50, fermi al 3%. Gli uomini risultano molto più esposti delle donne, sia nel gioco in generale sia nelle sue forme più intense. Il gioco patologico è più diffuso tra chi ha un livello di istruzione medio-basso e i valori più alti di problematicità si registrano tra le persone di madrelingua diversa da quelle storiche della provincia, spesso cittadini stranieri, con una concentrazione nel capoluogo: a Bolzano il 54% della popolazione ha un punto gioco a meno di dieci minuti da casa, contro il 35% degli altri comuni. Non solo i capoluoghi: nei Comuni più piccoli il gioco resta a portata di mano.
Debiti, litigi e tentativi falliti di smettere
Dietro le percentuali ci sono vite concrete. Quasi 19mila persone in Alto Adige hanno debiti, anche se solo 1.300 li attribuiscono esplicitamente al gioco. 2.600 persone sono finite in litigi a causa delle scommesse o delle carte: una quota che tra i giocatori patologici sale fino al 23%, quasi uno su quattro. Circa 2.400 persone hanno provato, senza riuscirci, a smettere e un altro 20% ci è riuscito solo in parte. Messi insieme, quasi un giocatore su quattro ha sperimentato almeno un tentativo di tenere a bada il proprio comportamento: un dato che da solo smentisce l’idea che il gioco d’azzardo resti sempre una scelta pienamente libera.
- Salute: chi gioca in modo patologico fuma di più (30% contro il 18% della media) e beve alcolici più spesso durante il gioco (8% contro l’1%).
- Umore: mostra una sintomatologia depressiva più marcata, con un gradiente progressivo più che un salto netto.
- Consapevolezza: gli stessi giocatori a rischio ammettono la propria fragilità, ma la consapevolezza da sola non basta a invertire la rotta.
Su quest’ultimo punto vale la pena leggere anche i dati sul gioco in Italia: il profilo altoatesino ricalca quello nazionale, con una differenza di scala. Il quadro completo dell’indagine Astat è raccontato da il Dolomiti, che ha pubblicato per primo i risultati della rilevazione. A livello nazionale l’indagine Istat sul 2024 conferma lo stesso profilo.
Perché si gioca per non pensare
Il dato del 37% spiega meglio di qualsiasi statistica perché la ludopatia non sia una questione di ignoranza matematica. Chi scivola in un rapporto patologico con il gioco, nella maggior parte dei casi, non sta inseguendo un jackpot: sta cercando un modo per non sentire l’ansia, la tristezza, il senso di colpa. Quando il gioco diventa questo, le probabilità di vincita smettono di contare: la puntata serve a comprare qualche ora di silenzio, e il conto arriva sempre. È la ragione per cui la ludopatia va trattata come una dipendenza e non come un difetto di carattere.
Per la stessa ragione, fermarsi da soli è difficile: dei 2.400 altoatesini che ci hanno provato senza riuscirci, la gran parte ha ricominciato nel giro di poche settimane. Il sostegno che funziona è quello che non giudica.
Cosa fare se il gioco è diventato un problema
Il primo passo è parlarne con qualcuno, anche solo al telefono e anche in forma anonima. In Italia è attivo il Telefono Verde Gioco d’Azzardo 800 558 822, gratuito, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità con psicologi formati, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16. Dal 24 giugno 2026 l’Iss ha attivato anche il Numero Verde Unico Dipendenze 800 940 789, che copre droga, alcol, fumo, doping, nuove tecnologie e gioco d’azzardo.
Sul territorio i punti di riferimento sono i SerD, i servizi pubblici per le dipendenze: si può accedere direttamente, senza impegnativa, e il percorso è gratuito e tutelato dal segreto. Per chi vive accanto a una persona che gioca, esistono percorsi dedicati: se ne parla nella sezione aiutare gli altri, mentre per capire come è organizzato un servizio si può partire da cos’è il SerD. Quando il dubbio riguarda il proprio rapporto con il gioco, un primo passo utile è il test di autovalutazione.
Il gioco d’azzardo con vincita in denaro è un comportamento a rischio per la salute. Non esistono strategie che cambino le probabilità di vincita, esistono solo limiti che ci si dà prima di giocare: tempo, denaro, occasioni. Se questi limiti non si riesce più a rispettarli, non è una questione di volontà: è il momento di chiedere aiuto. Il Telefono Verde 800 558 822 e i SerD esistono per questo, e la chiamata è gratuita e anonima.