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“Posso smettere di giocare da solo, senza dirlo a nessuno?” È una delle domande più frequenti di chi inizia a rendersi conto di avere un problema con il gioco d’azzardo. La risposta onesta è: dipende. In alcuni casi, soprattutto quando il problema è agli inizi e il livello di rischio è basso, un percorso personale ben strutturato può funzionare. In altri, quando la dipendenza è ormai radicata, la sola forza di volontà non basta e diventa fondamentale un aiuto esterno. In questa guida vediamo cosa puoi fare concretamente per provarci da solo, quali strumenti usare e, soprattutto, come capire a quale dei due casi appartieni, senza illuderti.
La ricerca scientifica mostra che una parte delle persone con un rapporto problematico con il gioco riesce a rientrare senza un trattamento formale, soprattutto quando interviene presto e mette in campo strategie efficaci. Ma questo accade più spesso nei casi a rischio basso o moderato. Quando il disturbo è strutturato, con perdita di controllo, rincorsa delle perdite e conseguenze economiche e relazionali, affidarsi solo a se stessi espone a un alto rischio di ricaduta. Sapere questo non serve a scoraggiare, ma a scegliere la strategia giusta per la propria situazione.
Ci sono segnali precisi che indicano che il fai-da-te difficilmente sarà sufficiente. Vale la pena chiedere aiuto se: hai già provato più volte a smettere senza riuscirci; nascondi il problema a chi ti sta vicino; giochi per inseguire le perdite o per sfuggire ad ansia, noia o tristezza; hai accumulato debiti; provi forte irritabilità quando non puoi giocare. In presenza di questi segnali, il supporto professionale non è un’alternativa “in caso di fallimento”, ma la strada più efficace fin dall’inizio.
In questi casi chiedere aiuto non è una sconfitta: è la scelta più intelligente. I servizi per le dipendenze (Ser.D) delle ASL offrono percorsi gratuiti e riservati con psicologi e psichiatri, e la terapia cognitivo-comportamentale ha solide evidenze di efficacia. I gruppi di auto-aiuto come i Giocatori Anonimi permettono di non sentirsi soli e di imparare dall’esperienza di chi ha già affrontato lo stesso percorso.
La ricaduta è frequente e non cancella i progressi fatti: fa parte del percorso di moltissime persone. L’importante è non leggerla come un fallimento totale (“ormai tanto vale continuare”), ma come un inciampo da cui ripartire subito. Riconoscere in anticipo i segnali di ricaduta e avere un piano per affrontarli è ciò che distingue chi si rialza da chi torna indietro.
Sensibilizziamo le persone riguardo la dipendenza da gioco d’azzardo, fornendo consigli per affrontarla.
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