
Da martedì 6 ottobre le scommesse online in Brasile non esistono più: siti e applicazioni di scommesse sportive e casinò online sono stati resi irraggiungibili in tutto il Paese, la pubblicità è stata spenta e nessun conto di gioco può più ricevere depositi. La misura è arrivata con la misura provvisoria numero 1.394, firmata il 25 settembre dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva e pubblicata sul Diário Oficial da União: effetto immediato, ma validità di 60 giorni, prorogabili di altri 60, in attesa che il Congresso la converta in legge entro 120 giorni.
Lula non ha usato mezzi termini: il gioco d’azzardo, ha detto, «è come il cancro: o estirpiamo il tumore, o ci ucciderà». Ha parlato di redditi familiari impoveriti e di salute mentale compromessa per milioni di brasiliani, arrivando a equiparare gli effetti della ludopatia a quelli del crack. «Non permetteremo che le aziende di scommesse si arricchiscano a spese dei redditi e della vita delle famiglie brasiliane», ha dichiarato dopo la firma, come ha raccontato l’ANSA.
Il pacchetto però non si ferma alla chiusura delle piattaforme. Il governo ha vietato i bonifici bancari verso i siti di gioco, ha chiesto alla Banca Centrale di sorvegliare i pagamenti effettuati con il sistema Pix, ha affidato all’agenzia delle telecomunicazioni Anatel il compito di ordinare il blocco dei domini irregolari e ha annunciato una task force tra agenzie statali e Ministero della Giustizia. Per chi disobbedisce, le sanzioni arrivano fino a 2 miliardi di reais, circa 330 milioni di euro; un progetto di legge collegato introduce il reato di gestione, offerta o pubblicità di scommesse illegali, con pene fino a sei anni di reclusione.
Le date da ricordare
| Data | Cosa accade |
|---|---|
| 25 settembre 2026 | Lula firma la misura provvisoria 1.394: stop immediato ai nuovi depositi e a ogni forma di pubblicità |
| 5 ottobre, ore 23:59 | Scadenza per il prelievo volontario dei saldi dalle piattaforme autorizzate |
| 6 ottobre | Siti e app di scommesse e casinò online devono risultare irraggiungibili in Brasile |
| 7 e 8 ottobre | Le case di scommesse comunicano agli istituti finanziari i fondi rimasti bloccati |
| 9-14 ottobre | Rimborsi ai giocatori tramite il sistema bancario, con il numero fiscale come identificativo |
| dal 14 ottobre | Se qualcosa non funziona, un ente pubblico assume l’intermediazione dei pagamenti |
| 60 + 60 giorni | Durata della misura provvisoria, che il Congresso deve convertire in legge entro 120 giorni |
La sequenza è stata costruita per non lasciare denaro in sospeso e per non trasformare i saldi dei giocatori in un contenzioso. Chi aveva un conto aperto ha potuto prelevare fino alla mezzanotte del 5 ottobre; i fondi rimasti devono essere restituiti dalle banche nella settimana successiva, utilizzando il numero fiscale di ogni persona per identificare il beneficiario. Un passaggio tecnico raro, che racconta quanto denaro fosse fermo dentro le piattaforme.
I numeri che hanno portato alla stretta
Il divieto non nasce da una posizione ideologica ma da una fotografia economica e sanitaria che il governo brasiliano ha reso pubblica. Secondo il Ministero delle Finanze, nell’ultimo anno le scommesse hanno drenato circa 62,5 miliardi di reais dalle famiglie, poco più di 10 miliardi di euro: una cifra che pesa soprattutto sui redditi più bassi, quelli che il presidente ha detto di voler proteggere.
| Indicatore | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Denaro uscito dalle famiglie in un anno | 62,5 miliardi di reais (circa 10,3 miliardi di euro) | Ministero delle Finanze brasiliano |
| Costi sanitari annui legati a dipendenza e depressione | 38,8 miliardi di reais (circa 6,4 miliardi di euro) | Ministero della Salute brasiliano |
| Raccolta mensile del settore | oltre 30 miliardi di reais (circa 5 miliardi di euro) | Confederazione Nazionale del Commercio |
| Scommettitori mensili nel 2025 | 9,25 milioni, con picchi oltre 10,8 milioni | dati ufficiali citati da La Stampa |
| Fatturato del settore gennaio-luglio 2026 | 8,75 miliardi di real (oltre un miliardo di euro) | dati di settore citati da La Stampa |
| Sponsorizzazioni ai 20 maggiori club nel 2025 | 1,143 miliardi di real (circa 190 milioni di euro), il 36% delle entrate di marketing | analisi Sports Value |
| Posti di lavoro a rischio secondo il divieto | circa 15.500, concentrati nel settore tecnologico | CNN Brasile |
| Studenti che ammettono di scommettere online | uno su cinque nella scuola di base, quasi la metà tra i più grandi | dati ufficiali brasiliani |
| Brasiliani convinti che le scommesse siano dannose | 86,7%, mentre il 63,2% dice che portano solo perdite | sondaggio AtlasIntel |
Colpisce soprattutto il dato sui minori: uno studente su cinque delle scuole di base ammette di aver scommesso online, e tra gli studenti più grandi la proporzione sale a quasi la metà. È la stessa dinamica che in Italia emerge dalle indagini dell’Istituto Superiore di Sanità, dove oltre uno studente su sei tra gli 11 e i 17 anni mostra comportamenti a rischio legati a social, gaming e gioco d’azzardo.
Il calcio brasiliano è insorto
La reazione più dura è arrivata dai club. In un Paese in cui campionati, società e programmi sportivi erano finanziati dai bookmaker, le squadre più importanti hanno firmato una dichiarazione congiunta: se il mercato regolato finisce, sostengono, «non finiscono le scommesse: quello che finisce è il calcio», con il rischio di aprire la strada a piattaforme clandestine che non pagano tasse né rispettano limiti, e di portare molte società all’insolvenza.
I numeri danno loro in parte ragione sulla dimensione della dipendenza economica: nel 2025 le case di scommesse hanno versato 1,143 miliardi di real, circa 190 milioni di euro, ai venti club con i maggiori ricavi, pari al 36% delle loro entrate di marketing; al San Paolo le sponsorizzazioni di gioco pesavano per il 73% degli introiti pubblicitari. Lula ha risposto citando la storia del calcio brasiliano: «Il San Paolo è stato campione del mondo tre volte senza scommesse, il Santos due, e la nazionale ha vinto cinque Mondiali quando queste piattaforme non esistevano».
Il nodo vero è la domanda, non l’offerta
Sul caso brasiliano si è accesa anche una discussione italiana. Al Forum ACADI di Roma, il segretario federale dell’Unione Consumatori Italiani Massimiliano Albanese ha messo in guardia dal rischio opposto a quello che il divieto vuole chiudere: «chiudere il mercato legale non significa necessariamente far scomparire la domanda». Se l’offerta autorizzata si spegne e i servizi di cura non crescono nella stessa misura, la partita si sposta su piattaforme abusive, senza controlli reali sull’età, sulla pubblicità e sui flussi di denaro: è il meccanismo che abbiamo raccontato parlando dei rischi dei circuiti senza licenza.
Gli analisti di Regulus Partners stimano solo il 5% di probabilità che il divieto diventi permanente e l’85% che resti in vigore per settimane o mesi. Il mercato nero brasiliano, già valutato oltre 25 miliardi di dollari tra giochi illegali, criptovalute e il tradizionale jogo do bicho, è considerato il primo possibile beneficiario dello stop. Anche in Italia il circuito illegale vale da solo circa 20 miliardi di euro l’anno, con oltre 4,5 milioni di utenti coinvolti nei primi mesi del 2026.
Nel confronto romano è emersa una proposta che vale la pena raccontare perché riguarda direttamente chi sta provando a uscire dalla dipendenza: valorizzare l’iscrizione volontaria al registro di autoesclusione dell’ADM nella valutazione della meritevolezza per le procedure di esdebitazione. In pratica, chi sceglie di farsi bloccare l’accesso al gioco dovrebbe avere un percorso più semplice per affrontare i debiti che il gioco ha lasciato dietro di sé. Il vero interrogativo, hanno spiegato i consumatori, non è soltanto quanto si giochi, ma quanto lo Stato riesca a proteggere chi non riesce più a smettere.
Vietare non è curare
La lezione più utile del caso brasiliano è questa: un divieto può togliere un’offerta, non un disturbo. Il disturbo da gioco d’azzardo è una dipendenza con basi cliniche riconosciute, e le politiche di prevenzione funzionano quando accompagnano la restrizione con tre cose: informazione sui reali meccanismi del gioco, strumenti di blocco e autoesclusione che siano facili da attivare, e servizi di cura accessibili e gratuiti.
In Italia i numeri dell’Istituto Superiore di Sanità dicono che il 36,4% della popolazione ha giocato d’azzardo negli ultimi dodici mesi e che l’8,3% dei giocatori presenta un profilo problematico, circa 1,5 milioni di persone. A queste si aggiunge una parte sommersa che non arriva mai ai servizi: la rete pubblica conta 163 servizi per le dipendenze censiti, distribuiti tra Nord, Centro e Sud. Se il gioco resta legale, la differenza la fanno i limiti di deposito, i sistemi di autoesclusione e la capacità di intercettare il problema nelle sue fasi iniziali, prima che diventi una questione di debiti.
È lo stesso motivo per cui il dibattito sui divieti, in Brasile come in Italia, finisce sempre per tornare sullo stesso punto: le persone. Chi ha perso il controllo sul gioco non smette perché i siti si oscurano, e non trova aiuto in un’ordinanza. Trova aiuto in un percorso di cura, in un familiare che capisce i segnali, in un servizio che risponde al telefono.
Se il gioco è diventato un problema
Il disturbo da gioco d’azzardo si cura, e riconoscerlo presto cambia il decorso. In ogni azienda sanitaria locale è attivo un SerD, il servizio pubblico per le dipendenze: l’accesso è gratuito e non serve l’impegnativa per la prima valutazione. In parallelo, il Telefono Verde Gioco d’Azzardo 800 558 822 risponde dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16 con psicologi dell’Istituto Superiore di Sanità, mentre dal giugno 2026 è attivo il Numero Verde Dipendenze 800 940 789, unico per droga, alcol, fumo, nuove tecnologie e gioco d’azzardo.
Per i familiari esistono percorsi dedicati, dai gruppi di auto-aiuto dei Giocatori Anonimi alle consulenze per chi convive con la dipendenza di un altro: sul nostro sito trovi una guida per aiutare chi ha un problema con il gioco e i materiali sulla prevenzione e sui segnali della ludopatia.
Giocare non è un modo per risolvere un problema economico: il gioco d’azzardo è progettato perché, alla lunga, la somma delle giocate superi le vincite. Se pensi di avere un rapporto problematico con il gioco, o se lo pensa qualcuno che ti sta accanto, parlane con il tuo medico di base, rivolgiti a un SerD o chiama l’800 558 822. Chiedere aiuto non è una sconfitta: è la prima decisione che riporta il controllo nelle tue mani.