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Per molto tempo la dipendenza dal gioco d’azzardo è stata considerata un problema quasi esclusivamente maschile. I dati e l’esperienza dei servizi raccontano però una storia diversa: il gioco d’azzardo femminile è in crescita, è spesso più nascosto e ha caratteristiche proprie che lo rendono difficile da intercettare. Riconoscere che il problema non ha genere è il primo passo per aiutare molte donne a uscire dall’ombra e a chiedere sostegno.
Storicamente le donne hanno avuto un accesso più limitato ai luoghi “classici” del gioco, percepiti come ambienti maschili. La diffusione del gioco online e dei giochi a bassa soglia di accesso, come Gratta e Vinci e Bingo, ha cambiato radicalmente lo scenario: oggi una donna può giocare comodamente da casa, in totale riservatezza, senza doversi esporre. Questo ha favorito una crescita silenziosa del fenomeno, che i numeri ufficiali faticano ancora a fotografare del tutto, anche perché molte donne non chiedono aiuto.
Gli studi sul tema evidenziano alcune differenze ricorrenti rispetto agli uomini, utili per riconoscere il problema.
Questi meccanismi sono strettamente legati al modo in cui il gioco agisce sul cervello e alla salute mentale: il gioco diventa un modo per “anestetizzare” un disagio, con un sollievo immediato che lascia però spazio a sensi di colpa e a un disagio ancora maggiore.
Sulla donna giocatrice pesa uno stigma sociale spesso più forte di quello che colpisce gli uomini, soprattutto se è madre o ricopre un ruolo di cura in famiglia. L’idea che “una madre non dovrebbe” o che “le donne sono più responsabili” genera un carico di vergogna e senso di colpa che porta a nascondere il problema il più a lungo possibile. Il risultato è un ritardo nella richiesta di aiuto: spesso le donne arrivano ai servizi quando la situazione economica e relazionale è già gravemente compromessa. In questo senso, il silenzio non è solo una conseguenza del problema, ma ne diventa parte integrante.
I campanelli d’allarme sono in larga parte comuni a uomini e donne: giocare somme crescenti, rincorrere le perdite, mentire su tempo e denaro spesi, trascurare impegni e relazioni, provare irritabilità quando non si può giocare. Nelle donne, tuttavia, vanno colti anche segnali più “interni”: un uso del gioco strettamente legato ai momenti di solitudine o di tristezza, e una tendenza a giocare di nascosto, nei momenti in cui si è sole in casa. Per un elenco completo puoi consultare la guida su come riconoscere un giocatore d’azzardo.
Il messaggio più importante è proprio questo: chiedere aiuto non è un fallimento né una vergogna, ma la scelta più efficace e più coraggiosa. I percorsi al Ser.D delle ASL sono gratuiti, riservati e tengono conto anche delle specificità di genere. I gruppi di auto-aiuto offrono uno spazio di confronto senza giudizio, dove ritrovare altre persone con storie simili. Si può iniziare in modo del tutto anonimo, senza esporsi: con il nostro test di autovalutazione oppure con una semplice telefonata.
Sensibilizziamo le persone riguardo il la dipendenza da gioco d’azzardo, fornendo consigli per affrontarlo.
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