
Un pomeriggio qualsiasi, davanti a un bar di provincia: un uomo sulla settantina, un caffè, tre gratta e vinci sul tavolino e la stessa frase ripetuta a mezza voce, «prima o poi tocca a me». Non è una scena rara. È il volto quotidiano di un fenomeno di cui in Italia si parla quasi sempre al plurale dei giovani, e quasi mai al singolare degli anziani.
La ludopatia anziani è la parte più silenziosa del problema. Cresce nelle ricevitorie sotto casa, nei bar, nei centri commerciali e sempre più spesso sullo smartphone: colpisce persone che hanno alle spalle una vita di lavoro e davanti una pensione che, mese dopo mese, si assottiglia. Persone che quasi mai chiedono aiuto per prime.
Secondo la ricerca nazionale «Anziani e Azzardo» di Gruppo Abele, Auser e Libera, condotta su 864 questionari in 15 regioni, il 70% degli over 65 ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’anno precedente. I dati dell’Osservatorio Nomisma richiamati dalla Regione Lazio aggiungono il dettaglio che pesa di più: nel 2021 un over 65 su quattro ha giocato d’azzardo e sei giocatori anziani su dieci lo fanno da oltre dieci anni. Non è un vizio occasionale, è un’abitudine consolidata.
Cosa, dove e perché giocano gli over 65
Il gioco degli anziani non somiglia a quello dei più giovani. Raramente passa dalle slot: passa dalle schedine, dai biglietti e dalla ricevitoria sotto casa, dove il gestore conosce il cliente per nome. La ricerca Anziani e Azzardo fotografa le preferenze di chi ha più di 65 anni:
- Lotto e Superenalotto: circa il 30% li indica come gioco preferito;
- Gratta e vinci e lotterie istantanee: 26,6%;
- Totocalcio e totip: 15%;
- Giochi di carte a soldi: 10,2%;
- Slot e Video Lottery: 3,8%.
Anche i luoghi raccontano un’abitudine di prossimità: ricevitorie e tabaccherie (44,9%), bar (24%), abitazione privata (8%), centri commerciali (6,4%). E la motivazione dichiarata non è la compagnia: il 45,3% gioca per vincere denaro, il 19,7% per divertimento, solo l’8,8% per incontrare persone.
Il dato più importante però arriva dall’applicazione del Canadian Problem Gambling Index, lo strumento usato a livello internazionale per misurare il rischio:
| Over 65 che giocano d’azzardo | Dato |
|---|---|
| Hanno giocato almeno una volta nell’ultimo anno | 70% |
| Hanno giocato d’azzardo nel 2021 (Osservatorio Nomisma) | 25% degli over 65 |
| Giocano da oltre dieci anni | 6 su 10 |
| Profilo classificato «a rischio» | 14,4% |
| Problema di gravità medio o elevata | 16,4% |
| Puntata massima dichiarata nella vita su Lotto e Superenalotto | 20.000 euro |
| Puntata massima dichiarata su slot e VLT | 7.000 euro |
C’è poi un dettaglio che vale più di tutti gli altri: la ricerca rileva che i giocatori già in una situazione di gravità medio-elevata riconoscono di aver avuto difficoltà, mentre quelli classificati «a rischio» — la fascia che si può ancora intercettare — dichiarano di non avere alcun problema. È esattamente lo spazio in cui deve entrare la prevenzione.
Perché la pensione è un bersaglio
La Regione Lazio individua due ordini di cause. Da un lato i fattori di destabilizzazione, prima fra tutte la perdita del ruolo lavorativo, che toglie alla giornata la sua struttura. Dall’altro la mancanza di fattori protettivi: l’impoverimento delle relazioni significative e del reddito. Un anziano che smette di avere un posto dove andare, un ruolo e una rete di rapporti, resta con più tempo libero, meno occasioni di confronto e la stessa speranza di sempre: che una vincita sistemi le cose.
Federico Conte, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, mette l’accento proprio su questo: «L’Italia è ai vertici delle classifiche mondiali nel rapporto tra perdite da gioco d’azzardo e reddito pro capite…. La promessa di auto-realizzazione insita nel gioco risulta ancora più insidiosa in quei contesti dove la fragilità fisiologica, sociale e spesso finanziaria conduce all’isolamento e alla marginalità».
Sul piano economico la questione è ancora più netta. Alfred Ebner, segretario del sindacato pensionati Cgil/Agb, ricorda che «una volta perduti al gioco i risparmi di una vita» ricostruire una stabilità emotiva ed economica è molto più complicato che in altre fasi della vita, e che in un Paese dove pensioni e salari reali sono in calo il gioco diventa una via di fuga: «Il gioco d’azzardo è una ridistribuzione dal basso verso l’alto, dai poveri alle grandi aziende».
Tradotto in pratica, i fattori che rendono un over 65 più esposto sono sempre gli stessi:
- solitudine e giornate senza impegni né relazioni stabili;
- perdita del ruolo dopo la pensione o dopo un lutto;
- reddito fisso e basso, che rende la vincita un’idea più che una fantasia;
- risparmi accumulati in una vita, quindi disponibilità economica concentrata;
- poca familiarità con i canali digitali, che riduce la percezione del rischio nei giochi online;
- vergogna nel raccontare il problema, che ritarda la richiesta di aiuto di anni.
Quanto pesa oggi il fenomeno, in Italia e in Alto Adige
Nel 2025 gli italiani hanno giocato 164,6 miliardi di euro, oltre sette miliardi in più dell’anno precedente, con un aumento del 4,55%. In Alto Adige il gioco d’azzardo ha superato la soglia del miliardo di euro: circa 7.000 persone con dipendenza dal gioco e altre 12.000 che giocano in modo eccessivo. La Provincia di Bolzano incassa ogni anno attorno ai 50 milioni da lotto, lotterie e altri giochi. Il sindacato dei pensionati della Cgil/Agb ha lanciato l’allarme anche perché il numero di ultrasessantacinquenni con problemi di dipendenza è in crescita, e perché a rivolgersi al sindacato sono soprattutto i familiari, non chi gioca (RaiNews TGR Bolzano).
| Italia e Alto Adige, 2025 | Dato |
|---|---|
| Spesa complessiva in gioco d’azzardo in Italia | 164,6 miliardi di euro (+4,55% sul 2024) |
| Gioco d’azzardo in Alto Adige | oltre 1 miliardo di euro |
| Persone con dipendenza dal gioco in Alto Adige | circa 7.000 |
| Persone che giocano in modo eccessivo | circa 12.000 |
| Entrate annue per la Provincia di Bolzano da lotto e lotterie | circa 50 milioni di euro |
I segnali che i familiari notano per primi
Negli sportelli sindacali e nei servizi sociali la richiesta di aiuto arriva quasi sempre da mogli, figli e nipoti. Sono loro ad accorgersi per primi che qualcosa è cambiato, spesso molto prima che la persona coinvolta ammetta il problema. I segnali più ricorrenti sono:
- prelievi e pagamenti ripetuti, di importo crescente, di cui non si parla in famiglia;
- richieste di denaro «in prestito» con motivazioni vaghe o che cambiano ogni volta;
- scontrini, biglietti e ricevute nascosti o buttati via subito;
- irritabilità, insonnia, calo dell’attenzione e ritiro dalle attività abituali;
- vendita o messa in pegno di oggetti di valore, prestiti e carte di credito usate per recuperare le perdite;
- abitudine a giocare da soli, sempre negli stessi orari e negli stessi posti.
Quando il gioco smette di essere un divertimento e diventa una necessità, non basta la buona volontà: serve un percorso. Se riconosci alcuni di questi segnali, il primo passo è capire il proprio livello di rischio con un test di autovalutazione e leggere con calma cos’è la ludopatia, dai sintomi alle cure. La regolarità del gioco non è un indicatore affidabile: anche chi gioca una volta al mese può sviluppare una dipendenza, se il gioco produce conseguenze emotive, economiche e relazionali gravi.
La prevenzione che comincia dai centri anziani
Una parte della prevenzione si sta spostando lì dove gli anziani si incontrano già. La Regione Lazio ha previsto nei propri Piani biennali GAP un intervento specifico dedicato alla popolazione over 65 dei Centri Anziani, con risorse pari a 550.000 euro, e un protocollo d’intesa con l’Ordine degli Psicologi del Lazio senza oneri per l’amministrazione. Il programma prevede tre passaggi: una ricerca anonima con questionario sulle abitudini di gioco dei frequentatori, seminari di informazione e dibattito dedicate al disturbo da gioco d’azzardo, e informazione sui servizi pubblici, del privato sociale e del volontariato presenti sul territorio. Alla fine è previsto un evento pubblico con i risultati.
Il costo unitario degli interventi psicologici è fissato a 70 euro l’ora, con corsi di quattro ore attivati dai Distretti socio-sanitari su manifestazione d’interesse dei Centri. Perché funziona? Perché non chiede all’anziano di andare in un servizio per dipendenze, cioè di ammettere un problema, ma porta l’informazione in un luogo che frequenta già: un approccio che vale come modello generale per tutta la prevenzione del gioco d’azzardo.
Dove chiedere aiuto
In Italia esiste una rete pubblica gratuita. I Servizi per le Dipendenze (SerD) delle Aziende sanitarie seguono anche il disturbo da gioco d’azzardo, con percorsi psicologici e farmacologici e, in molti casi, gruppi dedicati ai familiari. Il Telefono Verde dell’Istituto Superiore di Sanità 800 558 822 risponde in modo anonimo e gratuito a chi ha un problema di gioco o a chi gli sta accanto. Se invece il problema riguarda una persona della tua famiglia, il primo passo utile è capire come parlarne senza giudizio: trovi indicazioni pratiche nella guida su come aiutare un familiare che gioca d’azzardo.
Il gioco d’azzardo non è una colpa, e la dipendenza non si supera con la sola forza di volontà. Chiedere aiuto non toglie nulla a nessuno: restituisce tempo, denaro e rapporti umani. Se il gioco ha smesso di essere un gioco, il numero verde 800 558 822 e i SerD del tuo territorio sono un posto dove iniziare, in forma anonima e senza giudizio.