
La ludopatia femminile è la parte del fenomeno che si vede meno. Se il gioco d’azzardo continua a essere immaginato come una faccenda maschile, fatta di scommesse sportive e sale slot, i dati raccontano una storia diversa. Tra le studentesse italiane la quota di chi ha giocato d’azzardo nell’ultimo anno è passata dal 34% al 48% in quattro anni, e negli ultimi dodici mesi il 45,9% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni ha giocato almeno una volta. Non è un caso limite: è una tendenza.
Dietro quei numeri ci sono vite adulte che arrivano ai servizi molto più tardi degli uomini, spesso quando i debiti hanno già eroso la famiglia. Ecco i dati disponibili, le ragioni per cui il gioco d’azzardo femminile resta nascosto e gli indirizzi utili per chi lo vive sulla propria pelle o accanto a sé.
Un divario di genere che si sta chiudendo
Il punto di partenza è sempre lo stesso: gli uomini giocano di più e hanno più casi problematici. Il punto di arrivo, però, è meno scontato. Il divario si sta riducendo e lo fa passando soprattutto dal canale online, che ha abbattuto la barriera fisica dell’ingresso in sala.
| Indicatore (studenti 15-19 anni) | Ragazzi | Ragazze |
|---|---|---|
| Ha giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi | 60% | 45,9% |
| Quota studentesse giocatrici tra 2019 e 2023 | stabile | dal 34% al 48% |
| Comportamento di gioco a rischio | 8,8% | 3,2% |
| Comportamento di gioco problematico | 7,7% | 1,9% |
| Ha giocato online nell’ultimo anno | 14,9% | 8,5% |
I dati sono quelli di ESPAD Italia, la rilevazione curata dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ripresi e commentati in una analisi dedicata alla ludopatia femminile. Il prodotto che le ragazze scelgono più spesso è il gratta e vinci: lo dichiara il 77,6% di chi ha giocato nell’ultimo anno. Seguono bingo e lotterie. Le scommesse sportive, il poker e le videolottery restano invece più frequenti tra i maschi.
C’è poi un aspetto che riguarda chi gioca online: lo smartphone è lo strumento usato dal 78,3% dei giovani giocatori online. Un dato che vale a qualunque età, perché è la stessa dinamica che ha portato il gioco dentro le case e dentro le pause di una giornata qualunque.
Perché le donne giocano: coping, non adrenalina
La differenza più importante non è nel quanto, ma nel perché. Fulvia Prever, psicologa e psicoterapeuta che ha fondato in Italia il primo gruppo dedicato alle donne con problemi di gioco, spiega in una intervista sul tema che oggi il rischio di ammalarsi di dipendenza da azzardo è sostanzialmente uguale tra donne e uomini.
Cambiano le ragioni. Per gli uomini il gioco risponde alla ricerca di adrenalina, competizione e sfida, e passa spesso dalle scommesse o dai giochi di abilità. Per le donne è più spesso uno strumento per fronteggiare il dolore, comprese situazioni di violenza psicologica o fisica subita nel passato o nel presente. Nella pratica clinica la Prever ha rilevato anche una certa incidenza tra le donne caregiver, che accudiscono un familiare malato o disabile senza tregua. Il gioco funziona come un anestetico per reggere la fatica quotidiana, e per questo l’esordio passa spesso inosservato.
Le forme preferite riflettono questa differenza: slot, bingo, lotterie istantanee, giochi brevi e ripetibili, che creano una sorta di bolla in cui staccare dalla realtà. Giochi che non richiedono di uscire di casa, di incontrare nessuno, di spiegare a qualcuno dove si va.
Il gioco che si nasconde in casa
L’online ha cambiato la geografia del problema: non serve più una tabaccheria o una sala, bastano una connessione, una carta di pagamento e un telefono. Per una donna con un carico di cura, un lavoro e una famiglia da mandare avanti, quella disponibilità continua rende anche il gioco invisibile agli altri.
La seconda conseguenza è economica. Quando a giocare è una donna, il denaro arriva più spesso dalle risorse comuni della casa, e le ricadute coinvolgono subito l’intero nucleo. Secondo i dati richiamati nell’analisi sulla ludopatia femminile, per ogni persona con disturbo da gioco d’azzardo altre sei ne subiscono le conseguenze, e i tassi di divorzio tra chi ne soffre sono fino a tre volte superiori alla media. Lo stesso lavoro ricorda che, in uno studio condotto sull’area metropolitana di Bologna tra il 2009 e il 2019, le persone con diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo accedono al pronto soccorso per tentativi di suicidio con frequenza maggiore rispetto alla popolazione generale. Un dato che dice quanto peso abbia la vergogna, prima ancora del debito.
Chiedere aiuto più tardi, e non per colpa loro
Il nodo centrale è culturale. Se un uomo ammette di avere un problema con il gioco, la società gli riconosce una fragilità. Se lo ammette una donna, spesso la reazione è un giudizio sul suo ruolo di madre, moglie o figlia. Le donne, dice la Prever, fanno molta più fatica a chiedere aiuto, provano forte vergogna e senso di colpa e non di rado non trovano sostegno nemmeno in famiglia.
A questo si aggiungono due problemi pratici: i servizi dedicati al gioco d’azzardo femminile sono pochi e poco conosciuti, e i dati italiani completi sulle giocatrici problematiche e patologiche mancano. È un circolo vizioso: meno dati significa meno servizi, meno servizi significa meno persone in cura, e quindi numeri ancora più bassi.
Le giovani donne sono la parte che cresce
Il quadro sui più giovani conferma che la direzione non è casuale. L’indagine nazionale «Dipendenze comportamentali nella Generazione Z 2.0», realizzata dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità tra ottobre e dicembre 2025 su 198 istituti scolastici e oltre 18.000 studenti, ha misurato quanto il gioco d’azzardo sia già entrato nella vita degli adolescenti.
| Indicatore (studenti 11-17 anni) | Valore |
|---|---|
| Almeno un comportamento a rischio tra social, gaming e azzardo (11-13 anni) | 17,3%, circa 280.000 studenti |
| Almeno un comportamento a rischio (14-17 anni) | 17,9%, oltre 400.000 studenti |
| Ha giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi (11-13 anni) | 10,6% |
| Ha giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi (14-17 anni) | 22,1% |
| Profilo di gioco d’azzardo a rischio o problematico | circa 340.000 studenti |
| Giocatori problematici tra chi gioca solo online (14-17 anni) | 20%, contro il 13,7% di chi gioca solo nei luoghi fisici |
Il comunicato dell’Istituto Superiore di Sanità segnala anche un’intreccio che vale la pena conoscere: tra i 14-17enni con gaming problematico, il 15,3% presenta anche un profilo di giocatore d’azzardo problematico, contro il 2,5% di chi non gioca ai videogiochi. Non sono fenomeni separati, condividono le stesse vulnerabilità.
Il quadro non cambia se si guarda alla scala locale. Il rapporto dell’istituto provinciale di statistica Astat presentato a Bolzano il 16 settembre, ripreso dal Corriere Alto Adige, stima in oltre un miliardo di euro l’anno il giro d’affari del gioco in Trentino-Alto Adige, circa 1.000 euro pro capite. Il 37% dei residenti tra i 16 e i 76 anni ha giocato almeno una volta nell’ultimo anno e il 5% rientra in categorie a rischio, di cui il 3% come giocatore problematico e il 2% come patologico. Tra i 21 e i 30 anni i giocatori eccessivi sono il 9%, contro il 3% degli over 50.
I segnali da non sottovalutare
Riconoscere il problema è il passaggio che le donne, secondo i clinici, compiono più tardi. Questi sono i campanelli che gli operatori invitano a non ignorare, in sé o in una persona cara:
- Giocare di nascosto, minimizzare le cifre spese o mentire su quanto tempo si passa a giocare.
- Sentire il bisogno di giocare sempre più spesso, o di puntare somme più alte per provare la stessa emozione.
- Tentare di smettere senza riuscirci, con tentativi ripetuti e interrotti.
- Irritabilità, ansia o irrequietezza quando si prova a stare lontano dal gioco.
- Giocare per stare meglio, per sfuggire a uno stato d’animo negativo o a un problema che sembra più grande di noi.
- Chiedere prestiti, vendere oggetti o nascondere spese per recuperare le perdite.
- Isolarsi da amicizie e attività che prima facevano stare bene.
Se ti riconosci in più di uno di questi punti, il primo passo può essere il nostro test sulla ludopatia: non è una diagnosi, ma un modo onesto per capire dove ti trovi.
Dove trovare aiuto
Il gioco d’azzardo patologico è una dipendenza comportamentale riconosciuta e si può curare. In Italia esistono servizi pubblici gratuiti, i SerD (Servizi per le Dipendenze) presenti in tutte le Asl, che offrono percorsi psicologici e medici anche alle persone che non hanno mai avuto problemi con sostanze. Se vuoi capire come funzionano, abbiamo spiegato che cos’è il SerD e cosa fa.
Per chi ha bisogno di un primo ascolto, il numero verde nazionale 800 558 822 del Telefono Verde Nazionale per il Gioco d’Azzardo dell’Istituto Superiore di Sanità è gratuito e anonimo, ed è attivo anche per i familiari. Le strategie di prevenzione e i percorsi territoriali sono raccolti nella nostra sezione dedicata alla prevenzione al gioco d’azzardo, e i numeri nazionali e regionali aggiornati nella pagina delle statistiche del gioco d’azzardo.
Per le donne esiste una strada in più: i gruppi di sole donne, gratuiti, in cui si parla prima della propria vita e poi del gioco. È l’indicazione che arriva da chi cura, perché la vergogna resta l’ostacolo più duro da superare.
Chiedere aiuto non è una vergogna: è il modo più concreto per riprendere in mano la propria vita, e vale allo stesso modo per una donna di vent’anni, per una madre che crede di non avere tempo per sé e per una figlia che vede la propria madre cambiare. Il gioco deve restare un divertimento, mai una strategia per recuperare perdite o per sopportare una giornata che pesa troppo.